A Sala la guerra non arrivò con il fragore di un bombardamento, ma lungo una strada di campagna. Era l’8 aprile 1944 e Cesenatico viveva uno dei periodi più bui della sua storia, fra occupazione tedesca, rastrellamenti e una paura capace di entrare nelle case.
Quel giorno alcuni fascisti repubblicani stavano compiendo un’azione di perlustrazione nella frazione. Alla loro vista tre giovani cercarono di nascondersi in una cascina, ma furono notati. Quando gli uomini si avvicinarono per identificarli, i ragazzi tentarono la fuga. Partirono alcuni colpi. Uno raggiunse Adelmo Magnani alla coscia.
La ferita si rivelò mortale. Furono gli stessi fascisti a condurlo all’ospedale di Cesenatico, dove il giovane morì. La città sul porto, che a pochi chilometri di distanza continuava a convivere con le privazioni e l’angoscia della guerra, divenne l’ultima tappa della sua vita. Tutto si consumò in pochi istanti: tre giovani in fuga, uomini armati e un colpo che trasformò una perlustrazione in tragedia.
La vicenda non si chiuse con il conflitto. Davanti alla Corte d’Assise straordinaria di Forlì comparvero Agostino Bravetti, nato a Cesenatico nel 1925, e Renato Freschi, ravennate residente in città. Erano accusati di collaborazionismo e di avere provocato volontariamente la morte di Magnani.
Il 12 dicembre 1946 Freschi venne assolto dall’accusa di omicidio per insufficienza di prove; gli altri reati furono amnistiati. Bravetti fu invece condannato a 21 anni di reclusione, con il condono di un terzo della pena. Nel 1947 la Cassazione dichiarò estinto il reato di collaborazionismo, modificò il condono e rigettò per il resto il ricorso. Dopo ulteriori riduzioni, nel febbraio 1950 la pena fu dichiarata scontata e Bravetti venne scarcerato. Nel 1962 arrivò la riabilitazione.
A ricostruire l’episodio è una scheda dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Forlì-Cesena, compilata da Roberta Mira attraverso atti processuali e fonti archivistiche.
Carte asciutte che, a oltre ottant’anni di distanza, restituiscono un nome e un luogo alla memoria collettiva. Ma lasciano anche una domanda: quante storie simili restano nascoste nelle pieghe del passato di Cesenatico? Ricordare Adelmo Magnani significa riportare quella morte fuori dai fascicoli e dentro la storia della città.