25 Settembre, 2026 Cesenatico

Cesenatico 1900, la locanda sul mare che curava i malati di pellagra

Arrivavano a piedi anche da diversi chilometri, col volto segnato, il passo incerto e le piaghe sulle mani e sui piedi. Erano i pellagrosi assistiti nel 1900 dalla locanda sanitaria di Cesenatico, una struttura che non offriva camere, ma cibo e cure a persone indebolite da una malattia legata alla povertà e alla denutrizione.

A raccontarne il funzionamento fu il medico Luigi Pio sul “Cittadino” del 17 giugno 1900. Il 9 giugno visitò la struttura insieme ad altri sanitari. Era l’ultimo giorno di attività e il comitato locale, aiutato dalla maestra Filomena Moretti, aveva preparato un pranzo speciale: pasta asciutta, spezzatino di manzo e piselli.

Durante il mese di cura ciascuno dei dodici assistiti aveva ricevuto ogni giorno una minestra, 200 grammi di carne, altrettanti di pane e un quarto di litro di vino meridionale, ritenuto allora indicato per la sua gradazione alcolica. Prima del pasto veniva inoltre somministrata una miscela di arsenico e ferro, secondo le conoscenze mediche dell’epoca.

Il momento più toccante fu l’arrivo dei malati. Il cronista descrisse i loro corpi affaticati e i segni della pellagra sul viso e sugli arti. Fra loro c’era una donna di appena 19 anni, già così provata da sembrare molto più vecchia. Interrogata dai medici, raccontò che a casa non trovava quasi altro nutrimento che aglio e una “pizza di frumentone” mal cotta, accompagnati da acqua malsana.

Al termine dell’assistenza i pazienti furono pesati con gli stessi indumenti indossati all’ingresso. Quasi tutti risultarono aumentati di peso, alcuni fino a tre chilogrammi, e riferirono di avere recuperato parte delle forze.

La pellagra, diffusa soprattutto nelle campagne, non era soltanto una malattia: era la manifestazione fisica della fame. Le locande sanitarie cercavano di combatterla restituendo per alcune settimane ai più poveri ciò che mancava loro ogni giorno: un’alimentazione sufficiente. Un’esperienza analoga funzionava anche a Bagnarola.

Quella piccola mensa racconta una Cesenatico diversa da quella delle vacanze: una città nella quale il mare, l’aria e soprattutto un piatto caldo diventavano strumenti di solidarietà. Per dodici persone non significarono la fine della miseria, ma almeno un mese di sollievo e dignità.

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