15 Ottobre, 2026 Cesenatico

Cesenatico 1904, quel bambino morto nel pozzo del villino sulla spiaggia

Un bambino di circa due anni, una casa sulla spiaggia e un pozzo rimasto dopo i lavori di costruzione. La tragedia affiora dalle pagine del Savio dell’8 ottobre 1904, in una breve notizia intitolata «Caso pietoso». Il piccolo era figlio di Angelo Turchi, che da qualche mese si era stabilito nel proprio villino a Cesenatico.

Il giornale colloca l’incidente al mercoledì sera, «sull’Ave Maria»: un riferimento al momento della preghiera serale, senza indicare un orario preciso. Secondo la cronaca, il bambino si sottrasse alla vigilanza della cameriera e cadde in «una specie di pozzo», utilizzato per la costruzione dell’abitazione. In quella cavità annegò.

Sono questi i pochi elementi documentati. Il settimanale non riportava il nome del bambino, la posizione esatta del villino o le dimensioni del pozzo. Non descriveva eventuali tentativi di soccorso e non dava notizia di accertamenti sulle responsabilità. La frase sulla vigilanza della cameriera appartiene al racconto del giornale e non consente, da sola, di attribuire una colpa.

La vicenda occupava poche righe nella terza pagina, all’interno delle notizie di cronaca. Il testo si chiudeva con le condoglianze: «Alla desolata famiglia inviamo le nostre più vive condoglianze». Una formula sobria, dopo un racconto altrettanto essenziale, che lasciava fuori quasi tutto ciò che oggi cercheremmo di sapere.

Riletta a distanza di 122 anni, quella notizia restituisce un particolare concreto della Cesenatico di inizio Novecento: un villino sulla spiaggia, abitato da pochi mesi, e una cavità legata alla sua costruzione diventata il luogo di un incidente mortale. Il pericolo, in questo caso, non era il mare, ma l’acqua contenuta in un pozzo vicino alla casa.

La scansione conserva così il ricordo di una vita interrotta prima ancora che il cronista ne scrivesse il nome. 

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