10 Ottobre, 2026 Cesenatico

Cunegonda, la tartaruga che sopravvisse a Marino Moretti

Quando Marino Moretti morì, il 6 luglio 1979, Cunegonda aveva ancora un quarto di secolo davanti a sé. La tartaruga che abitava nel giardino della sua casa sul porto canale sarebbe vissuta fino al 2004. Era arrivata in regalo negli anni Trenta: attraversò dunque una lunga parte dell’esistenza dello scrittore e rimase anche dopo di lui, mentre l’abitazione diventava un luogo di conservazione e studio della sua opera.

A ricordarla è Davide Gnola nel ritratto di Moretti pubblicato nel diciottesimo volume di “Le vite dei cesenati”. Poche righe, sufficienti però ad aprire una porta sulla quotidianità del poeta. Accanto ai libri, ai premi e alle amicizie letterarie, c’era anche un animale che mangiava insalata nel giardino sul retro. Un dettaglio capace di restituire familiarità a un autore incontrato spesso, per la prima volta, nelle antologie scolastiche.

Negli ultimi anni, nella casa affacciata sul canale, Moretti viveva con la sorella Ines, rimasta vedova e tornata ad abitare con lui, e con la fidata domestica Tonina Casali. Cesenatico intanto era cambiata: il porto delle sue memorie era diventato affollatissimo di turisti. Lo scrittore usciva per qualche passeggiata e riceveva gli amici, mantenendo quella riservatezza che aveva accompagnato la sua lunga vita.

La porta si apriva anche ai giovani che desideravano parlare di poesia. Fra loro Ferruccio Benzoni, Stefano Simoncelli e Walter Valeri, destinati a dare vita alla rivista “Sul Porto”. Nella stessa abitazione convivevano così la memoria del Novecento letterario e una nuova generazione di autori. Nel giardino, Cunegonda continuava a essere parte di quell’ambiente domestico.

La casa aveva per Moretti un valore profondo. Vi era nato il 18 luglio 1885 e lì sarebbe morto. Dopo i danni della guerra, il successo editoriale gli aveva consentito di restaurarla. Le stanze raccoglievano libri, lettere, mobili, doni degli amici: le tracce materiali di una vita trascorsa a scrivere, viaggiare e tornare sul porto.

Con il testamento del 1978, Moretti destinò libri e manoscritti alla Biblioteca comunale di Cesenatico, indicando anche un possibile futuro per l’abitazione: una casa museo. Fu Ines a raccogliere quel desiderio. Nel proprio testamento del 1980 donò l’edificio al Comune, affinché biblioteca e archivio restassero nel luogo originario e fosse conservato l’ambiente nel quale suo fratello si era formato.

Gnola accosta questa casa al Vittoriale di D’Annunzio, sottolineandone il carattere raccolto: libri, stampe donate dagli amici, soprammobili e una tartaruga viva nel giardino. Cunegonda apparteneva a questa misura domestica della memoria. Sopravvivendo al poeta fino al 2004, rimase un piccolo legame vivente fra la casa abitata da Moretti e quella consegnata alla sua città.

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