“A volte mi capita di pensare che una vena di follia serpeggi in quest’ambiente ovattato e impregnato di potere, di scontri e trame di dominio”. A quasi vent’anni di distanza sono parole che conservano una forza particolare. A riportarle alla memoria, nelle ultime ore, è stata l’Anpi di Cesenatico, con un post dedicato a Franca Rame e alla sua clamorosa decisione di lasciare il Senato.
Un ricordo che a Cesenatico assume un significato particolare. Perché Franca Rame, insieme a Dario Fo, è stata per decenni molto più di un’ospite estiva. La coppia aveva acquistato nei primi anni Sessanta una casa colonica in via Vetreto, nella campagna di Sala, trasformandola in abitazione e soprattutto in “laboratorio creativo”. Qui trascorsero lunghi periodi, lavorando a testi, spettacoli e progetti. Un legame tanto forte che entrambi sono diventati cittadini onorari di Cesenatico.
È anche da questa prospettiva che vale la pena rileggere quella pagina politica. Franca Rame era stata eletta senatrice nel 2006 con l’Italia dei Valori. Dopo appena 19 mesi, il 16 gennaio 2008, presentò al presidente del Senato Franco Marini le proprie dimissioni irrevocabili.
La sua era una lunga lettera, amara ma anche profondamente politica. Rame spiegava di essersi sempre considerata “prestata” alle istituzioni: la sua politica era quella praticata per una vita attraverso il teatro, le battaglie culturali e sociali e i movimenti. A Palazzo Madama, invece, raccontava di essersi scontrata con istituzioni che giudicava “poco permeabili alle sollecitazioni provenienti dall’esterno e con le logiche di partito e di potere”.
Non voleva, però, abbandonare l’impegno pubblico. Al contrario, scriveva di voler tornare a fare politica per poter dire liberamente ciò che pensava, senza “ingessature e vincoli” e senza doversi occupare continuamente di maggioranze ed equilibri di governo. E concludeva con una battuta perfettamente nel suo stile: dopo 19 mesi trascorsi, a suo giudizio, troppo spesso “in silenzio”, rischiava di ammalarsi.
Quelle dimissioni, in realtà, non arrivarono mai alla discussione dell’Aula: la legislatura terminò anticipatamente. Lo ricordò ufficialmente lo stesso Senato nel 2013, durante la commemorazione di Franca Rame.
Oggi l’Anpi Cesenatico recupera una frase di quella vicenda e la consegna nuovamente al dibattito pubblico. E qui quelle parole hanno anche il sapore di una memoria locale: perché la donna che denunciava le “trame di dominio” dei palazzi romani era la stessa che, lontano da Roma, tornava nella campagna di Sala, nella casa condivisa con Dario Fo dove per decenni arte, vita e impegno civile finirono per confondersi.