3 Ottobre, 2026 Cesenatico

Garibaldi a Cesenatico, la notte raccontata da chi c’era

La notte fra il primo e il 2 agosto 1849 Cesenatico vide arrivare la storia. Giuseppe Garibaldi, in fuga dopo la caduta della Repubblica Romana, entrò nel paese alla testa di circa 250 uomini, una cinquantina dei quali a cavallo. Con lui c’era Anita, stremata dalla malattia. L’obiettivo era trovare barche e tentare di raggiungere Venezia.

A raccontare quelle ore, cinquantasette anni dopo, fu Nazzareno Trovanelli sul “Cittadino”. Lo storico riunì documenti ufficiali e la deposizione di Lorenzo Oseladore, uno dei “paroni” che condussero in mare i garibaldini: la voce dell’autorità municipale e quella concreta di un marinaio presente ai fatti.

Il presidente municipale Gusella scrisse che la banda era giunta verso le dieci di sera, cogliendo tutti di sorpresa. Garibaldi lo fece chiamare e pretese uomini, viveri e materiali. I suoi seguaci requisirono tavole, panche e altri oggetti, trasportandoli sul molo. Vennero inoltre bloccate le comunicazioni: un rapporto per le autorità superiori fu sequestrato, strappato e nascosto.

I soldati croati e pontifici presenti nel porto furono disarmati e costretti a seguire i fuggitivi. Gusella cercò poi di ottenerne la liberazione, senza risultato.

Poco prima dell’alba dodici bragozzi e una tartana erano pronti. Alle sei e mezza le barche lasciarono Cesenatico, cariche di uomini e bagagli. Fra i pescatori incaricati di condurle c’era Lorenzo Oseladore.

Oseladore trasportava quindici garibaldini, mentre il generale e Anita viaggiavano su un’altra imbarcazione. Giunti al largo, Garibaldi ordinò di fare rotta verso Venezia e, nei pressi di Porto Corsini, impose alle barche di restare unite per non diventare facile preda delle navi austriache.

Il pericolo apparve a Punta di Goro: una pinaccia e un brigantino austriaci inseguirono il convoglio. Per ore i pescatori proseguirono, ma nella notte si trovarono sotto il tiro dei cannoni. Alcune barche si arresero. Garibaldi, Anita e diversi compagni riuscirono invece a raggiungere un altro legno e a sbarcare presso il Bosco Eliseo.

Oseladore venne condotto sul brigantino austriaco. Il comandante lo interrogò e poi lo lasciò libero, trattenendo altri uomini. Il 5 agosto il marinaio era già tornato a Cesenatico e Gusella raccolse la sua deposizione sotto giuramento.

È questo a rendere il racconto straordinario. Non una leggenda, ma la voce di chi mollò gli ormeggi, vide le navi nemiche e rischiò la cattura. Nella grande epopea garibaldina c’è anche una notte di Cesenatico, fatta di ordini concitati, tavole portate sul molo e pescatori che spinsero le loro barche verso la storia.

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