Prima dei pennelli, nelle carte d’archivio compare spesso il suo grado militare. Cristoforo Serra, artista cesenate vissuto fra il 1600 e il 1689, esercitava infatti la professione di capitano. E fra i luoghi affidati alla sua vigilanza figurava il porto di Cesenatico: un legame che aggiunge un tassello alla storia seicentesca della città.
A ricordarlo è Carlo Dolcini nel saggio su Renato Serra contenuto nel secondo volume di “Le vite dei cesenati”, dove Cristoforo viene indicato come artista e capitano delle milizie di Monte Leone e del Porto Cesenatico. La scheda del catalogo del patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna conferma che l’attività militare era la sua occupazione principale: fu chiamato a guardia del porto e prestò servizio per i Roverella nella rocca di Monteleone.
Il quadro è quello di un uomo che teneva insieme responsabilità pubbliche e vocazione artistica. La Pinacoteca comunale di Cesena lo presenta come il massimo esponente della pittura cittadina del Seicento, pur ricordando che dipingeva per diletto. Fra gli artisti che formarono il proprio talento alla sua scuola si distinse Cristoforo Savolini, con il quale Serra viene talvolta confuso.
Decisiva per la sua formazione fu l’esperienza romana del 1623. Nella capitale pontificia entrò in contatto con Guercino e con la pittura di Caravaggio e dei caravaggeschi. Tornato a Cesena, portò nell’ambiente locale quelle novità, sviluppando un linguaggio successivamente arricchito dalla cultura barocca. Il capitano capace di sorvegliare un porto era dunque anche un interprete delle trasformazioni artistiche del suo tempo.
Il rapporto con Cesenatico assume particolare interesse sullo sfondo delle tensioni che attraversavano la costa. Come ricorda Barbara Ghelfi nel Dizionario biografico degli italiani, nel 1643 Porto Cesenatico subì un saccheggio durante le incursioni veneziane, negli anni della guerra di Castro. In quella fase Serra sembra aver temporaneamente accantonato la pittura. Le fonti qui considerate non consentono però di attribuirgli una specifica azione durante il saccheggio.
La sua eredità artistica comprende la tela con i santi Filippo apostolo e Francesca Romana, conservata nella Pinacoteca cesenate e proveniente dalla chiesa dei Santi Anna e Gioacchino, per la quale realizzò un ciclo di nove dipinti. Al 1669 risale invece il ritratto del primate ortodosso Atanasio Musachi, identificato dal catalogo regionale come l’unico esempio conosciuto della sua ritrattistica.
Nella vecchiaia arrivò anche una vicenda giudiziaria: nel gennaio 1678, durante un alterco familiare, sparò senza colpirlo al benedettino Ottavio Faberi. Fu incarcerato e scagionato nell’aprile successivo. Morì il 24 febbraio 1689. Resta il profilo di un protagonista del Seicento romagnolo la cui biografia collega le chiese di Cesena alla guardia del porto cesenaticense.