27 Settembre, 2026 Cesenatico

Quando la Guerra fredda entrò nel municipio di Cesenatico

Nel 1958 la Guerra fredda arrivò nel Consiglio comunale di Cesenatico. Non con sirene d’allarme, ma attraverso una mozione del PCI che chiedeva al Governo di rifiutare l’installazione in Italia delle rampe missilistiche della Nato.

A guidare il Comune – come ci ricordano le ricostruzioni storiche di Mauro Altini – era Agostino Spadarelli, repubblicano, subentrato nel 1957 a Primo Grassi. La maggioranza poggiava sull’asse PRI-PSI con il sostegno esterno del PCI, mentre la Democrazia cristiana era all’opposizione. Le alleanze locali, però, non cancellavano le differenze sulla politica internazionale.

La mozione comunista, discussa nella delibera numero 43, usava parole durissime. Le basi avrebbero trasformato l’Italia, in caso di conflitto, nel bersaglio di «terrificanti stragi». Spadarelli ricordò che la politica militare non rientrava nelle competenze comunali. Il Consiglio volle comunque discuterne: la minaccia atomica era percepita come un pericolo vicino anche in una cittadina che scopriva il turismo di massa.

Il PRI cercò una mediazione. Propose di vietare le rampe non solo in Italia, ma in tutti i Paesi, insieme alla sospensione degli esperimenti atomici e a un disarmo generale controllato. Era la distanza fra il PCI, contrario alla Nato, e i repubblicani, schierati con l’Occidente ma sensibili ai temi della pace.

Pochi mesi dopo lo scontro si riaccese sulla crisi del Libano. Nel luglio 1958 le truppe americane erano sbarcate a Beirut e quelle britanniche erano intervenute in Giordania. Il PCI chiese al Governo di scongiurare la guerra e di impedire l’uso di porti e aeroporti italiani per trasferire soldati stranieri. Il PSI scelse una formula più prudente, esprimendo preoccupazione per la pace.

Dall’opposizione, il consigliere Pini della DC accettò l’impostazione socialista, ma domandò di aggiungere che anche gli eserciti sovietici dovevano ritirarsi dai territori occupati. C’era tutta la divisione del tempo: per il PCI il pericolo veniva dall’Occidente; per la DC non si poteva condannare Washington dimenticando Mosca; socialisti e repubblicani cercavano una posizione intermedia.

Quelle discussioni non cambiarono le strategie della Nato né il destino del Medio Oriente. Raccontano però quanto la politica locale fosse attraversata dalle paure del Novecento. Nel municipio si amministravano strade e bilanci, ma si discuteva anche dell’atomica e degli equilibri fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Per una sera, il porto canale sembrò affacciarsi direttamente sul mondo.

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