Molto prima delle app di incontri, dei fidanzati a noleggio e dei falò di Temptation Island, Marino Moretti aveva già immaginato l’amore come un impiego regolarmente retribuito. Accade ne “L’isola dell’amore”, romanzo pubblicato nel 1920 dallo scrittore nato a Cesenatico: una storia così stravagante da sembrare la trama di una commedia contemporanea.
Tutto comincia con il testamento di miss Kathleen Mowrer, ricchissima americana morta senza marito. La donna lascia il proprio patrimonio alla fondazione di un’“Opera Pia per il Ricovero delle Vecchie Zitelle”. Il nome oggi suona impietoso, ma il progetto è tutt’altro che francescano. Le ospiti devono vivere in una villa sontuosa, costruita sopra un’isola verde al centro di un lago malinconico, circondate da comodità e attenzioni.
Il vero colpo di genio riguarda però il personale maschile. Una parte dell’eredità deve essere impiegata per scegliere e istruire distinti corteggiatori, né troppo giovani né troppo vecchi, capaci di conversare, lusingare e far battere il cuore alle ricoverate. Sono gli “apostoli della Tenerezza”: uomini stipendiati per offrire a ciascuna donna almeno l’illusione di avere acceso una fiamma amorosa.
Nell’istituto non sono ammessi santi e simboli religiosi. L’unica religione riconosciuta è l’Amore e l’unico dio autorizzato è Cupido. Le ospiti sono ventiquattro, finché arriva Giulietta, che a 43 anni viene considerata quasi una ragazzina. A lei è assegnato un conte decaduto, elegante e premuroso, perfettamente addestrato a recitare la parte dell’innamorato.
La macchina sentimentale sembra funzionare, ma Moretti introduce un guasto impossibile da riparare. Tra i corteggiatori Giulietta riconosce Alessandro, l’uomo che anni prima avrebbe dovuto sposare e che l’aveva tradita con la sua migliore amica. Ora lui è pagato per fare la corte a un’altra ricoverata. Il passato ritorna, la gelosia si risveglia e il conte assegnato d’ufficio diventa improvvisamente insopportabile.
Dietro la trovata comica affiora così una domanda meno leggera: può una tenerezza comprata sostituire un sentimento autentico? L’istituto garantisce complimenti, galanterie e sospiri, ma non può controllare il desiderio. Più che un paradiso per zitelle, l’isola diventa un laboratorio dell’amore artificiale.
Con ironia, Moretti mette in scena una specie di welfare sentimentale ante litteram: assistenza pubblica contro la solitudine, con tanto di corteggiatori professionisti. Una fantasia eccentrica nata dalla penna di un autore cesenaticense, nella quale si intravedono già le agenzie matrimoniali, gli incontri programmati e perfino l’affetto venduto a ore. Solo che, sull’isola di Moretti, l’amore vero continua ostinatamente a presentarsi senza contratto.