30 Settembre, 2026 Cesenatico

Sulla crisi del commercio la politica ha già perso

Una serranda si abbassa in pochi secondi. Ma per creare le condizioni che la costringono a restare chiusa occorrono anni. È su quegli anni che la politica dovrebbe rendere conto, prima di votare documenti sul futuro del commercio.

In Consiglio comunale ieri sera la maggioranza ha approvato l’ordine del giorno a sostegno della proposta di Confesercenti, senza unanimità. Il Pd ha scelto il sì acritico, precisando che quel “documento è figlio dell’associazione di categoria”. Il centrodestra ha colto l’occasione per elencare le insufficienze dell’amministrazione. Il rischio è che, finita la discussione, ai commercianti resti il consueto incarico: arrangiarsi.

Il richiamo di Bandieri alla Confesercenti di Paolo Lucchi coglie un punto. Un’associazione si misura dalla capacità di condizionare le scelte, anche disturbando il Comune, non dalla frequenza con cui viene invitata ai suoi tavoli. Oggi quella forza appare sbiadita. Tenere la contabilità è un servizio utile; rappresentare chi rischia ogni mattina alzando una serranda è un’altra responsabilità. E il riconoscimento istituzionale non basta a certificare un rapporto vivo con gli esercenti che, al di là delle credenziali di facciata – lo sanno tutti – ormai non esiste più.  

La vicesindaca Lorena Fantozzi annuncia regole per valorizzare l’identità del borgo marinaro. L’obiettivo è condivisibile. Il calendario, molto meno. Nell’ultimo anno dell’amministrazione Gozzoli, dopo quasi un decennio, questa promessa suona come l’ammissione di un ritardo. I contributi a giovani imprese ed edicole meritano di essere riconosciuti, ma non possono diventare la risposta a una crisi che riguarda il funzionamento della città.

Gli hub hanno ottenuto 40mila euro regionali (finiti nelle casse delle categorie) per uno studio di fattibilità. Uno studio, appunto: il risultato deve ancora vedersi nelle strade. E non è detto che si vedrà. In ogni caso, senza manutenzioni, accessibilità, qualità urbana e una politica capace di riportare persone nei quartieri, anche il progetto più elegante rischia di produrre soprattutto altra carta.

Santarcangelo è a circa venti chilometri, non in Groenlandia: dovrebbe essere un termine di confronto sulle scelte che rendono attrattivo un centro. E sul porto canale l’identità marinara va difesa governando qualità e funzioni delle attività, prima che l’omologazione diventi il paesaggio abituale.

Poi c’è Savignano, con l’ulteriore ampliamento annunciato del Romagna Shopping Valley. Cesenatico e i Comuni vicini devono pretendere un confronto sugli effetti territoriali di queste scelte. Le entrate – oneri di urbanizzazione, Imu e canone unico patrimoniale – restano nel Comune che le incassa; la concorrenza attraversa tutti i confini. Difendere le botteghe e continuare a favorire la concentrazione commerciale è una contraddizione da affrontare insieme.

La politica ha già perso quando ha accettato che ogni chiusura fosse soltanto un problema del titolare. Ora ha imparato a chiamarla “perdita di comunità”. Quel negoziante, però, lo sapeva già e se oggi la politica tende la mano, perchè sorprendersi se si gira dall’altra parte?

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