C’è una data che merita di tornare nel calendario civile di Cesenatico: 23 gennaio 1872. Quel giorno il Consiglio comunale approvò una delibera destinata a fare rumore: via l’insegnamento religioso dalle scuole elementari. Non un dettaglio tecnico, ma un gesto politico e identitario, capace di fotografare la tensione di un’intera epoca.
Siamo nell’Italia appena unificata, quando il nuovo Stato tenta di consolidarsi anche attraverso l’istruzione. E la Romagna – con il suo fermento repubblicano, le sue società popolari, l’anticlericalismo diffuso – diventa uno dei luoghi in cui la frattura con il passato si manifesta con più decisione.
A Cesenatico, la scuola prima era stata per lungo tempo affidata a sacerdoti, con l’educazione intrecciata alla pratica religiosa. Ma nel clima postunitario, la scuola inizia a essere vista come la fucina del cittadino moderno: alfabetizzazione, disciplina civica, appartenenza allo Stato.
Dietro la delibera c’è una figura che sintetizza bene lo spirito del tempo: Girolamo Gusella, un repubblicano con simpatie socialiste e anche garibaldino.
È lui a sostenere l’atto con parole che non lasciano spazio a mediazioni: “Abbiamo sempre combattuto i preti, ed ora vorremo che nella scuola s’insegnino le loro dottrine?”.
È una frase che fa capire tutto: per quella parte di classe dirigente locale, la questione non riguarda solo il programma scolastico, ma il potere culturale. Chi educa i bambini, educa la comunità del futuro.
Eppure, proprio qui sta la complessità dell’episodio. Perché accanto a una Cesenatico attraversata da repubblicani, socialisti, anarchici e “libero pensiero”, esisteva un’altra Cesenatico: quella della fede vissuta nelle case e nelle consuetudini, del legame con le confraternite, con i luoghi religiosi, con una tradizione che non si spegne per delibera. Insomma, esiste una parte di popolazione che continua a riconoscersi nella religione, anche quando la politica locale la mette all’angolo.
Per questo il 23 gennaio 1872 non è solo una data di archivio: è un punto di svolta. È il momento in cui la scuola diventa specchio di un conflitto nazionale – Stato e Chiesa, modernità e tradizione – declinato in scala cittadina, dentro le aule elementari.
E oggi, ogni 23 gennaio, quell’anniversario torna a parlarci: della forza delle idee, delle fratture della storia, e di come Cesenatico abbia attraversato, da protagonista, la difficile costruzione dell’Italia contemporanea.