In questi mesi sul turismo si è parlato più di crisi che di sogni. Eppure a Cesenatico c’è chi continua a investire forte, puntando su ospitalità, famiglia e coraggio imprenditoriale.
È il caso di Clemente Ricci, che con il fratello Giuseppe guida il gruppo Ricci Hotels, 70 anni di storia alle spalle e un nuovo albergo in arrivo nell’ex colonia Santa Monica.
Con lui abbiamo parlato di turismo in occasione di PodcArt, il podcast di Cesenatico realizzato in collaborazione con Art Mbt.
Siamo reduci da una stagione che Adac ha definito “anomala e selettiva”: qual è il bilancio dal vostro osservatorio?
Per noi è stata una stagione positiva: numeri buoni, pur con costi diversi dagli anni scorsi. Sono d’accordo nel definirla “selettiva” perché le aziende più strutturate, solide e con un prodotto di qualità hanno tenuto meglio il mercato. Si può sempre fare meglio, ma io una stagione così la firmerei ogni anno.
La vostra storia parte nel 1954. Cosa vi ha permesso di arrivare fin qui?
Una filosofia semplice sulla carta, ma complessa nella pratica: ogni anno fare qualcosa di nuovo e reinvestire gli utili negli alberghi. È quello che facevano i nostri nonni con la piccola pensione di sei camere, è quello che facciamo noi oggi. E poi la curiosità: in casa nostra non esiste lo slogan “abbiamo sempre fatto così”. Ogni giorno ci si mette in discussione e si sperimentano nuovi filoni perchè il turismo è un settore in costante evoluzione e chi resta indietro è perduto.
In effetti, negli ultimi anni è cambiato tutto: è rimasto almeno un punto fermo?
Sì, l’ospitalità romagnola. Purtroppo sta diventando rara ma, oggi come ieri, resta la nostra vera carta vincente. Il mondo oggi, con i voli low cost, è alla portata di tutti: perché uno dovrebbe scegliere Cesenatico invece del Marocco? Solo se trova tipicità, calore, relazioni vere. Se cloniamo i modelli degli altri, perdiamo noi e perde il cliente.
Intanto gli alberghi in città sono diminuiti drasticamente. È davvero un gioco solo per grandi gruppi?
No. Io sono convinto che ci sia spazio anche per il piccolo, ma dev’essere piccolo e di qualità: camere moderne, comfort almeno pari a quelli di casa, non la stanza da quattro letti da 15 metri quadri con la televisione analogica e la tenda nella doccia. Il problema non è la dimensione, è la mancanza di investimenti e di visione.
Lei è sempre stato molto critico nei confronti di Cesenatico: dove vede le maggiori lacune?
Le potenzialità sono enormi, ma abbiamo carenze urbane e infrastrutturali micidiali: strade e parcheggi indegni di una località turistica, passaggi a livello ancora in funzione, poca programmazione commerciale. Spesso si pensa prima ai residenti e solo dopo ai turisti: è un errore, perché se la città funziona per chi viene in vacanza funziona anche per chi ci vive dodici mesi l’anno.
Si parla tanto di destagionalizzazione, ma la storia ci insegna che fare turismo 12 mesi l’anno qui non è semplice…
Il clima non è quello della Sicilia, ma si può fare molto di più. Servono eventi pensati per i turisti, non solo per i romagnoli, e servizi aperti anche in autunno e primavera: piscine coperte, centri benessere, spazi per congressi. Insomma, bisogna dare ai vacanzieri un buon motivo per venirci a trovare anche al di fuori del segmento maggio-settembre. In altre parole, non si può più vivere solo di ombrellone e lettino, anche perché la spiaggia – organizzata esattamente come 50 anni fa – oggi non basta più.
Un altro nodo è la difficoltà nel trovare personale qualificato.
Il sistema normativo non aiuta: l’apprendistato parte solo dai 18 anni, i contributi sono alti, la formazione obbligatoria spesso sproporzionata. Noi da anni puntiamo sui giovani senza esperienza, formandoli in casa: l’unico requisito vero è la voglia di imparare. Ma servirebbero strumenti più intelligenti sia per i ragazzi sia per chi è in età matura e vuole rientrare nel mondo del lavoro.
Veniamo allo “squarcio di ottimismo”: il progetto sull’ex colonia Santa Monica.
Più che coraggio nostro, è forza di famiglia: i nostri cinque figli sono già dentro l’azienda e partecipano attivamente alle scelte. L’hotel che nascerà lì non sarà un “mostro” gigantesco, ma un albergo in linea con gli altri nostri: camere grandi e confortevoli, molta acqua – più piscine, forse anche piccole pool private in balcone – parcheggio interrato, spiaggia dedicata, grande attenzione a energie rinnovabili e sostenibilità. Nulla di fantascientifico, ma un progetto coerente con quello in cui crediamo da 70 anni: qualità, innovazione e ospitalità vera.
