Benvenuti a Cesenatico, dove l’estate profuma di piadina, salsedine e… serenissima impunità. Almeno, questo è il trailer che sembra uscire da una storia vera: due persone – ha raccontato nei giorni scorsi Il Resto del Carlino – cenano al ristorante “Giorgio”, poi si alzano e scappano senza pagare. Non un “scusi, ho dimenticato il portafoglio”, non un “torno subito”, non un “mi si è scaricato il POS”. No: fuga.
Il titolare, Andrea Brigliadori, non si limita a ingoiare il rospo. Fa quello che ti insegnano a fare in uno Stato di diritto: raccoglie testimonianze, va dai carabinieri, denuncia. Viene anche convocato per il riconoscimento: davanti alle foto segnaletiche, li riconosce “immediatamente”. Addirittura, i due lo contattano e promettono di saldare il conto. Sembra l’inizio del lieto fine: “Ok, li hanno presi. Ok, pagano. Ok, giustizia fatta”.
E invece arriva la puntata che non ti aspetti: una raccomandata dal tribunale di Forlì. Il pm chiede l’archiviazione al gip. Tradotto in lingua da ristoratore: si rischia che non si proceda. Fine. Sipario. Tutti a casa. E – soprattutto – i “clienti” potrebbero uscirne “indenni e totalmente puliti”, come denuncia Brigliadori sui social.
Ora, sia chiaro: l’archiviazione è un istituto previsto e il giudice decide. Ma provate a mettervi nei panni di chi paga bollette, fornitori, personale, tasse. Provate a spiegargli che dopo denuncia, riconoscimento, promesse di pagamento, il risultato è un’alzata di spalle in carta bollata. E poi stupitevi se la rabbia monta.
Perché il punto non è solo il conto non pagato. Il punto è il messaggio che passa. Un messaggio educatissimo e terribile: “Se vuoi fare il furbo, accomodati. Antipasto? Offerto. Primo? Offerto. Secondo? Offerto. Dolce? Offerto. E alla cassa… magari non ci arrivi proprio”. E se qualcuno protesta, pazienza: al massimo lo fai aspettare un anno e poi gli mandi una raccomandata.
Cesenatico, così, rischia di diventare la capitale del “mangia e scappa” con benedizione implicita: non scritta, non voluta, ma percepita. E in un Paese in cui ai piccoli imprenditori si chiede tutto, sempre e subito, è un paradosso che non fa ridere. Anche se viene voglia di riderne, per non urlare.
