7 Novembre, 2026 Cesenatico

Addio a Carmine Castellano: senza di lui non sarebbe nata la leggenda di Pantani sul Mortirolo

Fu Castellano, direttore del Giro d’Italia dal 1993 al 2005, a credere nella necessità di rendere la corsa più dura, più selettiva, più epica. E fu lui a introdurre il Mortirolo nel percorso, trasformandolo da strada sconosciuta a simbolo assoluto della fatica e del mito.

Senza quella scelta, probabilmente, non esisterebbe nemmeno la leggenda di Pantani che tutti ricordano. Era il 1994 quando il “Pirata” si rivelò al grande pubblico proprio su quelle rampe impossibili: scatti violenti, testa bassa, bandana al vento. Il Mortirolo diventò il suo teatro, e Pantani il suo interprete più puro.

Il rapporto tra Castellano e Pantani fu fatto di rispetto reciproco, ma anche di equilibrio istituzionale nei momenti più difficili, come nel 1999. Castellano rappresentava il Giro, Pantani la sua anima più ribelle e spettacolare. Due poli diversi, ma complementari, che insieme hanno contribuito a scrivere una delle pagine più intense del ciclismo moderno.

Castellano non era un uomo da riflettori: lavorava dietro le quinte, costruendo percorsi, immaginando sfide, cercando salite capaci di fare selezione e racconto. Il Mortirolo, lo Zoncolan, il ritorno dello sterrato: ogni sua intuizione aveva un obiettivo preciso, trasformare il Giro in un romanzo sportivo.

Ma tra tutte le sue eredità, quella più potente resta proprio quell’incrocio irripetibile tra un organizzatore visionario e un campione unico. Senza Castellano, il Mortirolo non sarebbe diventato leggenda. E senza il Mortirolo, forse, non sarebbe esistito il Pantani che ancora oggi abita l’immaginario collettivo.

Con la sua scomparsa, il Giro perde uno dei suoi custodi più autentici. E il ciclismo, uno degli uomini che ha saputo creare i luoghi dove nascono i miti.

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