La scomparsa di Osvaldo Piraccini, uno dei maggiori protagonisti dell’arte figurativa novecentesca, non riguarda solo Cesena. A 94 anni se ne va un maestro che ha fatto del mare e del porto di Cesenatico uno dei luoghi centrali del proprio immaginario, consegnandolo a generazioni di spettatori.
Fin dagli anni del dopoguerra il giovane Piraccini frequentava la spiaggia di Cesenatico, quando sulla sabbia si vedevano ancora i bunker della guerra: lì osservava il movimento delle barche, i gesti dei pescatori, la luce che si rifletteva sulle vele. Da quelle visioni nasceranno, più tardi, opere come Il vecchio squero di Cesenatico, Barche nello squero e Lo squero di Cesenatico, oggi presenti nella Galleria d’Arte Leonardo da Vinci e nella collezione d’arte comunale.
In questi lavori lo squero non è solo sfondo: è un teatro di legni, corde, chiglie in secca, dove il lavoro quotidiano diventa racconto poetico. Il segno di Piraccini, nato in ambito neorealista e poi sempre più sintetico, restituisce un porto vivo, lontano dalla cartolina, attraversato da fatica, relazioni, attese.
Il rapporto con Cesenatico è anche istituzionale. Nel 1989 l’artista dona al Comune il dipinto “La cernita del pesce”, legato alla prima edizione della rassegna “Mare dipinto” e poi esposto in altre mostre dedicate agli artisti italiani del Novecento a Cesenatico, a conferma di un dialogo costante con la città marinara.
Quel mare torna ancora nel 2021, quando Piraccini sceglie come soggetto uno dei temi a lui più cari – i gabbiani di Cesenatico – per un olio su tela donato al Comune di Cesena: un omaggio incrociato che unisce le due città nel segno delle sue immagini.
Oggi, di fronte alla sua morte, il percorso tra il porto canale, il Museo della Marineria e la Galleria Leonardo assume il valore di un vero itinerario nella memoria visiva di Cesenatico: nei colori e nelle luci dei quadri di Piraccini la comunità può continuare a riconoscere un pezzo della propria identità più autentica, sospesa tra mare, lavoro e silenzi d’inverno.