Cesenatico saluta una donna che, senza clamori, è diventata un’icona. Per tutti era “la Colomba”: l’azdora dell’asporto, la regina delle cene salvate quando il delivery non esisteva e bastavano quattro frecce davanti al teatro comunale per risolvere la serata. Si entrava al civico 45 di viale Mazzini e il profumo dei girarrosti faceva il resto: pollo croccante, patate dorate, porzioni generose e quella sensazione di casa che solo certe botteghe sanno dare.
La sua forza non stava solo nelle ricette, ma nel modo romagnolo di stare al mondo: lavoro duro, poche parole, sguardo schietto e cuore grande. Dietro al banco, tra pentole e forni, Colomba ha insegnato che la cucina è cura concreta; che nutrire è un gesto di comunità. In un’epoca in cui tutto corre, lei teneva insieme persone e sapori con la pazienza di chi conosce il valore delle cose fatte bene.
Chi l’ha conosciuta ricorda l’ironia asciutta, la fermezza gentile, la capacità di “fare” prima ancora di parlare: qualità che spiegano, meglio di mille slogan, cosa siano le donne romagnole. La sua rosticceria era un punto fermo: ci passavi una volta e poi tornavi, perché lì trovavi sempre la stessa onestà.
Dopo 55 anni di onorato servizio è andata in pensione nei primi mesi del 2018, a 81 anni. L’attività ha provato a continuare ancora per un periodo, ma la storia di quel luogo aveva già il suo volto e le sue mani. Oggi, con la sua scomparsa, Cesenatico perde un simbolo discreto: una donna capace di trasformare un semplice pollo allo spiedo in memoria collettiva.
Altri verranno, altre insegne si accenderanno. Ma quel profumo resterà: il profumo della Romagna che accoglie, si rimbocca le maniche e ti fa sentire a casa.