La violenza è tornata a mordere i campi delle serie minori. A Rimini, nella sfida di Terza Categoria tra Longianese e Athena Rimini, finita 3–3, la partita è deragliata al 95’, subito dopo il pareggio ospite allo stadio di Sant’Ermete.
Dalle panchine nasce un alterco, il clima s’incendia e un 21enne della Longianese perde il controllo: espulso dal direttore di gara, lo colpisce con forza al petto facendolo barcollare e, nel parapiglia, prova a sferrargli anche un pugno. Lo trattiene a fatica un compagno, mentre volano insulti all’indirizzo dell’arbitro.
Il referto è durissimo e poche ore dopo arriva la stangata del giudice sportivo Maria Luisa Trippitelli: due anni di squalifica. Non è l’unico strascico. Un dirigente dell’Athena Rimini avrebbe colpito un giocatore avversario; un calciatore riminese, già espulso a inizio ripresa per aver preso a pugni e schiaffi un rivale spingendolo contro la recinzione, rimedia quattro giornate di stop. Quattro turni anche a un tesserato della Longianese che, nel trambusto, ha colpito con pugni un dirigente avversario.
Durissima la condanna del presidente della Longianese, Daniele Brandolini: “Il ragazzo è adulto e vaccinato. Non presenteremo ricorso. È un gesto grave, senza scusanti. Capisco l’adrenalina, ma qui si è andati oltre”. Una serata che riapre la ferita della tutela degli arbitri e del rispetto delle regole, patrimonio minimo per chiunque ami il calcio dilettantistico.