22 Settembre, 2026 Cesenatico

Aids a Cesenatico, quelle estati degli anni ’90 senza innocenza

Negli anni Ottanta la Riviera tra Cesenatico, Gatteo Mare e San Mauro profumava di crema solare e motoscafi. Le notti erano lunghe, le luci dei locali rimbalzavano sul mare e i ragazzi del posto aspettavano l’estate per sentirsi al centro del mondo. Poi arrivò una parola nuova, strana, che all’inizio sembrava riguardare solo gli altri: Aids. In Francia lo chiamavano “Sida”, e le turiste francesi, un tempo prede ambite, improvvisamente vennero guardate con un misto di desiderio e timore.

All’inizio erano solo voci: “a Rimini è morto un ragazzo”, “a San Patrignano ci sono interi reparti pieni”. Nella comunità sulle colline di Rimini, dove arrivavano tossicodipendenti da tutta Italia, la sieropositività era diffusissima e l’Hiv sembrava un destino scritto nelle vene. Negli anni Novanta, su circa duemila ospiti, i sieropositivi arrivavano fino al 70% e fu costruita una casa alloggio per assistere i numerosi malati di Hiv/Aids.

Molti ragazzi della costa, finiti lì dopo anni di eccessi, sparivano dal molo di Cesenatico senza un vero saluto: “è andato a studiare fuori”, dicevano le famiglie. In realtà morivano nei reparti di malattie infettive o nella casa alloggio della comunità.

Anche qui, tra i bagni e i campeggi, l’Aids entrò in punta di piedi. Il barista che non si vedeva più da un’estate all’altra, il dj sempre più magro, il bagnino che improvvisamente “si trasferiva al nord”. La gente mormorava, ma nessuno faceva domande dirette. L’Hiv non era solo un virus: era vergogna e segreto di famiglia.

Sulle pagine dei giornali comparivano storie di guardie del corpo della Riviera, come Ettore Santinello, che le cronache raccontavano morto di Aids in una clinica di Rimini e avvolto in un’aura di leggenda tra vita notturna ed una presunta liaison con la rockstar Madonna.

In paese si parlava anche di un altro bodyguard, soprannominato “l’Animale”, diventato ceco e poi irriconoscibile dalle complicanze della malattia. Figure più grandi della vita, improvvisamente fragili come tutti.

Intanto nei locali cambiavano i codici non scritti del corteggiamento. Il sesso libero diventava “pericoloso”, i preservativi, prima nascosti in fondo ai cassetti, arrivavano in farmacia in esposizione. Qualcuno iniziava a parlare di test, di diagnosi precoce, di sieropositivi che, grazie alle nuove terapie antiretrovirali, potevano vivere a lungo e senza trasmettere il virus: se la carica virale è non rilevabile, non è più trasmissibile (U=U). Ma ci volle tempo perché quella consapevolezza arrivasse davvero nelle case basse dei pescatori e negli appartamenti delle vacanze in affitto.

Cesenatico e i paesi vicini passarono attraverso quella tempesta in silenzio: di giorno il sorriso ai turisti, di notte i pensieri che non fanno dormire. 

Oggi i giovani che ballano nei locali sul porto sanno che l’Hiv non è più la condanna di allora, che esistono farmaci efficaci e che “non rilevabile uguale non trasmissibile”. Ma dietro le luci a led restano le ombre di quegli anni, i ragazzi mai tornati, le foto sbiadite nelle case di Cesenatico, Gatteo Mare, San Mauro. Ricordarli, ogni primo dicembre, è un modo per dare un nome a quel dolore e trasformarlo, finalmente, in memoria e prevenzione.

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