di Alessandro Palladino*
Una dieta varia, equilibrata e ricca di alimenti vegetali può contribuire a ridurre il rischio di alcuni tumori, soprattutto quelli dell’apparato gastrointestinale. Pur non esistendo una “dieta anticancro”, limitare carni lavorate, alcol, zuccheri, sale e cibi ultraprocessati, insieme a uno stile di vita attivo, rappresenta una strategia importante di prevenzione
LA BUONA ALIMENTAZIONE: UN’ARMA CONTRO IL CANCRO
L’amletico dilemma se alimentazione e neoplasie si muovano in tandem o su due binari paralleli continua ad alimentare il dibattito scientifico. Sebbene non esista una dieta specifica anticancro, gli esperti concordano sul fatto che un’alimentazione varia, capace di assicurare tutti i nutrienti necessari a preservare le difese immunitarie, possa contribuire a prevenire alcune forme tumorali. E non solo: esistono alimenti considerati rischiosi per la salute e che, pertanto, andrebbero limitati o evitati.
Vi sono, inoltre, alimenti che sembrano apportare benefici alla salute se consumati abitualmente. La lista è lunga: tra questi spiccano aglio, avena, barbabietola, cipolla, crucifere — ovvero verdure della famiglia delle Brassicacee come cavolfiore, cavolini di Bruxelles, cavolo e broccoli — curcuma, frutti rossi, limone, frutta secca e tè verde.
È stato dimostrato che questi alimenti possiedono proprietà salutari, anche se non è ancora certo se, singolarmente, siano in grado di prevenire l’insorgenza di tumori, persino se consumati in grandi quantità e per lunghi periodi. Si tratta prevalentemente di vegetali e spezie tipici della dieta mediterranea. Questo regime alimentare, ricco di verdura, frutta, legumi, cereali, pesce e olio d’oliva, tipico della tradizione italiana, ha dimostrato di contribuire anche alla riduzione del rischio oncologico.
Carne rossa e rischio tumori: parallelismo o demagogia?
L’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito le carni lavorate nella lista delle sostanze cancerogene e le carni rosse in quella delle sostanze probabilmente cancerogene.
È noto, infatti, che carni lavorate, salate, essiccate, fermentate, affumicate o trattate con conservanti per migliorarne il sapore siano associate ad alcuni tipi di tumore. Un’eccessiva assunzione di grassi, soprattutto di origine animale, è stata correlata a una maggiore incidenza di neoplasie, in particolare quelle del tratto digerente e quelle correlate agli ormoni, come il tumore della mammella, della prostata e dell’endometrio.
Se a questi fattori si aggiungono anche alcol e fumo, il rischio di sviluppare numerose patologie, tra cui i tumori, aumenta sensibilmente.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, seguire una dieta sana ed equilibrata potrebbe prevenire circa un terzo delle malattie cardiovascolari e dei tumori. Per questo motivo sono state elaborate indicazioni utili a favorire scelte alimentari più corrette e salutari.
Seguire un’alimentazione varia per garantire un adeguato apporto di nutrienti essenziali, privilegiare alimenti di origine vegetale, limitare il consumo di cibi molto calorici, bevande alcoliche o zuccherate, ridurre il consumo di carni rosse e conservate, nonché di sale e alimenti conservati sotto sale, rappresenta una strategia efficace per vivere più a lungo e ridurre il rischio di neoplasie.
Ci sono tumori più sensibili agli effetti del cibo?
La risposta è sì. La conferma arriva da importanti studi epidemiologici, tra cui l’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC), che ha analizzato le conseguenze delle abitudini alimentari sulla salute della popolazione europea. Allo studio hanno contribuito anche numerosi ricercatori italiani sostenuti dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).
In particolare, i tumori maggiormente correlati all’alimentazione sono quelli dell’apparato gastrointestinale, ovvero esofago, stomaco e colon-retto.
Qual è il ruolo dell’alimentazione nel rischio di cancerogenesi?
Alcuni studi hanno evidenziato che stati infiammatori cronici, dovuti ad esempio a un eccessivo consumo di bevande alcoliche, alterazioni dell’equilibrio ormonale o la presenza di nitriti e nitrati utilizzati nella conservazione dei salumi, possano favorire la comparsa di tumori.
Più in generale, gli studi epidemiologici dimostrano che un’alimentazione ricca di grassi e proteine animali favorisca lo sviluppo della malattia, mentre il consumo di alimenti ricchi di fibre, vitamine e oligoelementi — come cereali integrali, legumi e verdure — sembri esercitare un effetto protettivo.
E allora tutti a dieta?
A rispondere è il World Cancer Research Fund, al quale ha partecipato anche l’Istituto Tumori di Milano. L’organizzazione ha pubblicato dieci raccomandazioni mirate a ridurre il rischio oncologico.
Tra queste, oltre alle indicazioni alimentari già descritte, figurano la pratica regolare di attività fisica — almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica moderata o 75 minuti di attività intensa — la limitazione del consumo di fast food e cibi pronti e il non ricorrere agli integratori in sostituzione di una sana alimentazione varia ed equilibrata, ricca di nutrienti provenienti da alimenti freschi.
*Il dottor Alessandro Palladino, cesenaticense, è chirurgo generale del Dipartimento Grandi Traumi del Trauma Center dell’Ospedale “M. Bufalini” di Cesena. Formatasi a Parma, ha lavorato in Italia e in vari Paesi europei in chirurgia addominale, vascolare e toracica, con lunga esperienza in laparoscopia e chirurgia robotica. Referente per la chirurgia mininvasiva della parete addominale, è autore di studi premiati, relatore in congressi, peer reviewer e impegnato nel sociale e nell’oncologia pediatrica con il Lions Club Cervia Cesenatico.