A dodici mesi dal voto, a Cesenatico non si è ancora aperta la stagione delle candidature, ma sarebbe un errore scambiare questa quiete apparente per immobilismo. La verità è che la partita è già cominciata, solo che si sta giocando dove conta davvero: nei ragionamenti interni alle coalizioni, nei sondaggi riservati, nelle disponibilità mai dichiarate fino in fondo e nei veti che, come sempre, pesano quanto e più delle ambizioni.
Nel centrosinistra il materiale politico non manca. Il punto, semmai, è capire quale linea si voglia incarnare. Jacopo Agostini rappresenta il profilo più lineare e rassicurante: amministratore solido, cifra tecnica, affidabilità istituzionale. È il nome che meglio si collocherebbe dentro una traiettoria di continuità, quasi a certificare che l’attuale ciclo di governo meriti di essere prolungato senza sterzate.
Cristina Baiardi, invece, è un profilo di potere più politico di quanto appaia: meno esposta fin qui, ma profondamente inserita nella macchina decisionale e nei suoi equilibri. Una sua eventuale candidatura sarebbe il passaggio dalla regia al palcoscenico.
Valentina Montalti, ex segretaria del Pd locale, incarna invece la dimensione più nitidamente partitica: meno civica, più identitaria, forse meno trasversale ma potenzialmente preziosa se il Pd avvertisse il bisogno di ricompattarsi attorno a una figura di riconoscibile appartenenza.
Sullo sfondo resta Greta Passanese: oggi più ipotesi che opzione matura, ma liquidarla come semplice suggestione sarebbe superficiale. Anche perché, il Pd – da Schlein in poi – ha già dimostrato di non temere il ricambio generazionale (lo stesso Gozzoli, quando nel 2016 fu eletto, non era certo un profilo navigato).
Sul fronte opposto, anche il centrodestra si dibatte tra le ipotesi. I tre riferimenti dei partiti, di fatto, si sono sfilati. Emilio Zarrelli, che pure avrebbe il traino di Fratelli d’Italia, non sembra intenzionato a fare il passo. Fabio Bandieri, che poteva essere una soluzione naturale nell’area civica di centrodestra, ha già detto di non essere interessato. E Filippo Zamagni, che per esperienza potrebbe avere i requisiti giusti, paga il peso elettorale della Lega che rende complicato immaginarlo come candidato unitario.
Restano così i soliti nomi che tornano ciclicamente a ogni vigilia. Quello dell’architetto Giovanni Lucchi, prima di tutto: una candidatura evocata spesso, ma che anche stavolta resterà nell’alveo dei depistaggi. E poi l’ex sindaco di Gatteo Gianluca Vincenzi, già vicino al sì cinque anni fa, prima di fermarsi davanti alle logiche e ai veti dei partiti. È stato ricontattato, questo sì, ma tra un sondaggio e una candidatura vera passa tutta la differenza del mondo.
Infine c’è la figura bipartisan di Simone Battistoni, presidente della Cooperativa bagnini, nome gradito trasversalmente e corteggiato in particolare dal centrodestra. Ma il nodo Bolkestein e le gare in arrivo rendono il suo profilo oggi poco credibile in chiave elettorale: difficile pensare che, con una partita così pesante aperta, possa farsi distrarre dalle sirene della politica.
Per ora, dunque, il tabellone resta senza ufficialità. Il centrosinistra ha più nomi sul tavolo, il centrodestra giura di lavorare a un civico tenuto sotto stretto riserbo. Ma a oggi, più che una corsa già partita, Cesenatico sembra vivere una lunga fase di studio. Come nel calciomercato, tutti trattano, tutti osservano, tutti smentiscono.