27 Settembre, 2026 Cesenatico

Anita Garibaldi, il cadavere nella sabbia e la fake news dello strangolamento

Le fake news non sono nate con i social network. Il 30 agosto 1821 – ovvero esattamente 205 anni fa – nasceva in Brasile Ana Maria de Jesus Ribeiro, destinata a entrare nella storia come Anita Garibaldi. Non avrebbe mai festeggiato il suo ventottesimo compleanno: morì il 4 agosto 1849, a soli 27 anni, dopo una fuga passata anche da Cesenatico.

Il 2 agosto Anita era giunta nel porto romagnolo insieme a Giuseppe Garibaldi e ai reduci della Repubblica Romana. Incinta di circa sei mesi, febbricitante e stremata, tentò di raggiungere Venezia sui bragozzi salpati da Cesenatico. Intercettati dagli austriaci, Anita, Garibaldi e pochi fedelissimi riuscirono a sbarcare e a inoltrarsi tra le valli e i canneti.

Le sue condizioni peggiorarono. Trasportata alla fattoria Guiccioli, a Mandriole, morì la sera del 4 agosto. Garibaldi, ancora braccato, dovette riprendere la fuga. Per non esporre chi li aveva aiutati, il corpo venne sepolto frettolosamente nella sabbia della zona detta “Pastorara”.

Il 10 agosto alcuni ragazzi videro affiorare dal terreno una mano. Il cadavere fu dissotterrato e sottoposto ad accertamenti. Nel rapporto inviato due giorni dopo dal delegato pontificio di polizia di Ravenna, conte Lovatelli, si parlava di segni ritenuti compatibili con uno strangolamento. Nacque così un’ombra: qualcuno sospettò chi aveva soccorso Anita, altri arrivarono ad accusare Garibaldi di averla uccisa perché ormai – morente – era diventata d’intralcio alla fuga.

L’inchiesta pontificia smontò però quella ricostruzione. Il medico chiarì che le alterazioni osservate sul collo potevano essere state prodotte dall’avanzata decomposizione del corpo nella sabbia. La morte venne ricondotta a cause naturali e gli indagati furono prosciolti.

La smentita non cancellò completamente il sospetto. È un meccanismo che conosciamo bene: un dettaglio ambiguo diventa certezza, l’ipotesi si trasforma in accusa e la versione più scandalosa corre più velocemente della verità. Nel 1849 non esistevano post e condivisioni, ma esistevano già propaganda, dicerie e gogne pubbliche.

Nel giorno del suo compleanno, Anita continua così a parlarci dal porto di Cesenatico e dalla sabbia che per alcuni giorni ne nascose il corpo. La sua ultima battaglia, combattuta senza poter pronunciare una parola, fu contro una calunnia sopravvissuta alla propria smentita.

Le sembianze di Anita Garibaldi ricostruite dall’intelligenza artificiale

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Redazione

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