7 Novembre, 2026 Cesenatico

Antonio Sintoni e la “prima” ricostruzione: governare Cesenatico nei giorni più difficili

Il 31 ottobre 1944, a Liberazione avvenuta da poche settimane, Cesenatico entra in una fase delicatissima: la guerra non è più occupazione, ma le sue conseguenze sono ovunque: nelle infrastrutture spezzate, nel porto danneggiato, negli edifici pubblici compromessi, nelle case rese inabitabili. È in questo passaggio, più “grigio” e meno celebrato, che emerge la figura di Antonio Sintoni, indicato come sindaco di una giunta provvisoria nominata dalle autorità militari alleate su proposta del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).

Che cosa significa, concretamente e, soprattutto, “come si comportò” Sintoni? Il suo tratto più chiaro non è l’eroismo retorico, ma la responsabilità amministrativa: la giunta che guida, composta da esponenti di aree molto diverse (comunisti, socialisti, repubblicani, democristiani, azionisti), lavora in spirito di collaborazione e – pur con la normale dialettica – arriva a votare le principali decisioni all’unanimità. In un’Italia spaccata e provata, questo è già un comportamento politico preciso: scegliere la tenuta della comunità prima dello scontro tra partiti.

Il contesto rende questa scelta ancora più significativa. A metà novembre 1944 viene inviata al Prefetto di Forlì una relazione che elenca danni enormi: palazzo comunale quasi distrutto, teatro gravemente danneggiato, acquedotto colpito, porto e moli compromessi, porto canale ostruito, faro distrutto, ponti saltati, scuole e chiese danneggiate, ospedale e ricovero vecchi colpiti, centinaia di abitazioni distrutte o gravemente danneggiate.
Dentro un quadro simile, “amministrare” non è una formula: è decidere ogni giorno priorità, urgenze, riparazioni, assistenza, ripristino di servizi essenziali.

La cifra del comportamento di Sintoni, dunque, sta nella ricostruzione immediata: un governo cittadino che non può permettersi di procedere per bandiere, ma per necessità. La collaborazione e l’unanimità sulle scelte principali diventano un metodo di lavoro: non cancellano le differenze, ma impediscono che le differenze paralizzino la città proprio nel momento in cui serve agire.

In questo senso, Antonio Sintoni rappresenta la figura del “sindaco dell’emergenza”: chiamato non a promettere, ma a rimettere in piedi. E la sua eredità, in quei mesi, è soprattutto questa: tenere insieme Cesenatico mentre prova, con fatica, a tornare una comunità governata, non più occupata.

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