La sentenza della giudice Alessandra Cardarelli (Tribunale civile di Bologna) continua a far discutere: rigettato l’appello di un automobilista multato nonostante l’autovelox fosse approvato/autorizzato ma non omologato. Per la giudice, leggendo l’art. 142 del Codice della strada con l’art. 201, l’uso di apparecchiature «omologate ovvero approvate» indica una sostanziale equipollenza fra i due procedimenti. Una scelta che collide con l’indirizzo espresso dalla Cassazione n. 10505/2024, secondo cui approvazione e omologazione non sono la stessa cosa.
La reazione è arrivata il 10 settembre: Altvelox, associazione a tutela degli utenti della strada, ha presentato denuncia-querela ai carabinieri di Castelfranco Veneto contro la giudice e «eventuali altri soggetti», sostenendo che «la legge non è stata rispettata». L’associazione rivendica che l’equivalenza non esiste nel Codice e che, a fronte di contestazioni, spetti alla PA provare omologazione e taratura; solo dopo tocca al cittadino dimostrare eventuali vizi.
Il dossier non resta confinato a Bologna: interessa da vicino Cesenatico, dove un autovelox contestatissimo ha già alimentato ricorsi e polemiche su regolarità e manutenzione. Se l’interpretazione “estensiva” della giudice facesse scuola, molti verbali potrebbero reggere; se invece prevalesse la lettura della Cassazione, si aprirebbe la strada a nuove impugnazioni e rimborsi. In mezzo, migliaia di automobilisti e un nodo giuridico che chiede, più che mai, chiarezza.