Nel rapporto “Azzardomafie. Numeri, storie, affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale”, Libera elabora – grazie ai dati del Ministero dell’Economia – una mappa capillare ed aggiornata del gioco in Italia: nel 2024 la raccolta ha toccato i 157,453 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 147,7 miliardi del 2023, con l’online che supera stabilmente il fisico.
Una montagna di denaro che, depurata dalle vincite, lascia miliardi nelle casse dei concessionari e dello Stato, ma scarica sui territori costi sanitari, sociali e familiari difficilmente misurabili.
Non è solo una questione di “quanto” si gioca, ma di dove e come. Il report sottolinea la persistenza di forti rischi di infiltrazione criminale nella filiera del gioco, la crescita dei conti online, le segnalazioni per operazioni sospette, le interdittive antimafia nel comparto e la pressione delle lobby contro i limiti posti da Regioni e Comuni. L’azzardo legale è un gigantesco business che si insinua nelle abitudini quotidiane e ridisegna gli equilibri economici di molte comunità locali.
Dentro questo quadro nazionale l’Emilia-Romagna conferma un ruolo di primo piano con oltre 10 miliardi di euro giocati complessivamente, secondo le elaborazioni Libera, tra slot, scommesse, gratta e vinci, giochi numerici e online. E una parte non marginale arriva dalla provincia di Forlì-Cesena.
I dati raccolti indicano per Forlì-Cesena una raccolta complessiva che supera i 219 milioni di euro in un anno, di cui circa 206 milioni nel gioco fisico e 12,7 milioni nell’online, con quest’ultimo che pesa poco meno del 6% sul totale. Significa, in termini medi, oltre 550 euro all’anno per residente, minori compresi: una cifra che colloca il territorio in un’area di attenzione tutt’altro che marginale, in un contesto regionale già ad alta intensità di gioco.
Colpisce soprattutto la struttura di questo azzardo: Forlì-Cesena resta una provincia dove prevale nettamente il gioco “di prossimità” – bar, tabaccherie, sale dedicate – più esposto al rischio di normalizzazione sociale e, storicamente, di interesse da parte delle organizzazioni criminali per riciclaggio e controllo delle filiere. Le analisi di Libera ricordano come proprio l’Emilia-Romagna sia stata teatro di inchieste che hanno mostrato l’azzardo come “polmone finanziario” per gruppi mafiosi radicati nel Nord.
Dentro la provincia, Cesenatico è il nome che spicca. Già nel focus regionale “Pane e azzardo” realizzato con i dati MEF, il Comune viene indicato tra gli otto dell’Emilia-Romagna che superano la soglia dei 4.000 euro pro capite nel giocato complessivo.
Una cifra che non può essere letta solo come “effetto turistico”: se da un lato la presenza di visitatori alza inevitabilmente i volumi, dall’altro concentra l’offerta (sale, slot, punti scommessa) in un’area densa, rendendo più fragile chi vive stabilmente in città, a partire da lavoratori stagionali e famiglie con redditi discontinui.
Il caso Cesenatico, incrociato con il dato provinciale di Forlì-Cesena, restituisce l’immagine di un territorio che appare “virtuoso” su molti fronti, ma che sull’azzardo espone fette significative della popolazione a una spesa costante e strutturale. Parliamo di soldi sottratti ai consumi locali, al risparmio, alla qualità della vita, e di un fattore di rischio concreto per il disturbo da gioco d’azzardo, che i servizi territoriali e il privato sociale intercettano con crescente frequenza.
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