27 Settembre, 2026 Cesenatico

Badafest, parla il direttore artistico: “Una festa per Federico e per tutti gli amici che non ci sono più”

Dietro il Badafest non c’è soltanto una manifestazione musicale. C’è una storia nata dal dolore, quasi per necessità, e diventata negli anni un meraviglioso pretesto per stare insieme e sostenere concretamente chi attraversa momenti di difficoltà. A raccontarne la genesi è Claudio Cavallaro, artista, deejay, anima di Soul Fingers e, da quattro anni, direttore artistico della manifestazione in programma i prossimi 19 e 20 settembre a Cesenatico.
Tutto comincia nel luglio 2022, pochi giorni dopo la morte di Federico “Bada”. “Dopo una decina di giorni mi scrisse una persona sull’account di Soul Fingers: era appena uscita la nostra prima compilation in vinile e voleva acquistarne una copia”. All’appuntamento Cavallaro scoprì che quella persona era la mamma di Federico Manca. Cavallaro le regalò il disco e venne invitato a entrare nella camera del ragazzo. “Bada era un fanatico di Soul Fingers. Era piena delle nostre locandine. Sua mamma mi raccontò anche gli ultimi mesi, cose molto intime che custodisco per me”.
Da quell’incontro nacque un’idea semplice: ritrovarsi dopo l’estate per provare a elaborare quanto accaduto. “A metà luglio, in un posto come Cesenatico, non riuscivamo neppure a fermarci e capire cosa fosse successo. Dissi: troviamoci a settembre, metto su qualche disco, chiamiamo band di amici che piacevano a Federico e stiamo insieme”.
Cavallaro conosceva Bada, anche se non intimamente. Lo ricorda soprattutto per un tratto: l’entusiasmo. “Quando mi incontrava mi faceva delle feste incredibili. Mi scriveva anche per chiedermi se poteva venire a casa mia ad ascoltare dischi. La cosa bellissima di lui è che era davvero il fan numero uno di tutti”.
Nell’organizzazione vennero coinvolti Giacomo Frigoli del Merendero e i ragazzi di Progetto Porto. Quella che inizialmente avrebbe dovuto essere una sola edizione, però, ebbe un seguito. Le somme raccolte furono destinate ad aumentare le ore dello sportello di ascolto psicologico nelle scuole medie. “L’anno successivo ci dissero che grazie al nostro contributo erano riusciti ad aggiungere delle ore e ci chiesero se avremmo rifatto l’iniziativa. Come potevi dire di no?”.
Per Cavallaro, tuttavia, il significato del Badafest è ancora più ampio. Nei mesi precedenti alla morte di Federico aveva perso diversi amici: Andrea “Guagno” Guagnelli, Mirco dei Camillas, Olmo e Marco “Trinca” Trinchillo, che definisce “un dispensatore di bellezza”. Perdite diverse, ravvicinate, terribilmente difficili da assorbire. “A un certo punto mi sono detto: sto impazzendo. Nel mio cuore il Badafest è una festa che include tutti loro”.
Da qui nasce anche la riflessione sulla fragilità psicologica. Cavallaro evita ricette e risposte universali, rivendicando però il diritto alla diversità: “Credo che tutte le persone, di ogni età, abbiano il diritto di sentirsi strane, di non sentirsi per forza a proprio agio in ogni contesto. Ognuno deve poter costruire il proprio piccolo, strano mondo”.
Parla anche, con grande cautela, della propria esperienza personale contro la depressione, descrivendola non come semplice tristezza, ma come “totale assenza di luce emotiva”. E affida un pensiero a chi attraversa quel tunnel: continuare a camminare, anche quando sembra impossibile, perché “a un certo punto quella pozzanghera finisce”.
È forse qui il senso più profondo del Badafest. Una festa nata per ricordare Federico, diventata memoria collettiva e aiuto concreto. Senza retorica e grazie al lavoro di tanti volontari. “È faticoso, perché siamo tutti volontari – conclude Cavallaro – ma è una cosa che ci sentiamo di fare, una cosa a cui non puoi dire di no”.

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