Il futuro del Bagno Marconi, il più prestigioso stabilimento balneare della città (disegnato da Saul Bravetti) di proprietà della Cesenatico Servizi (e dunque del Comune), entra in una fase decisiva.
Da un lato c’è la cornice amministrativa che si stabilizza: nel 2025 il Comune ha rilasciato le nuove concessioni demaniali marittime per il periodo 2025-2044, riferite sia all’area su cui insiste lo stabilimento sia all’adiacente area “ex Baracca”, parte integrante del compendio.
Dall’altro, c’è il passaggio più concreto e politicamente sensibile: nel corso dell’anno, alla naturale scadenza della convenzione con gli attuali gestori (la famiglia Duca), verrà indetto un bando ad evidenza pubblica per l’assegnazione dell’intero complesso “Bagno Marconi”. Sarà, come si dice in gergo, un “bando vero” perchè l’obiettivo di Cesenatico Servizi – sul quale, su certe questioni, incombe sempre la mannaia potenziale del “danno erariale” – resta quello di incamerare più risorse possibili.
L’iter si colloca però in un contesto particolare, perché – a differenza di quanto avviene per la maggior parte degli stabilimenti locali – il Bagno Marconi non è affidato come “concessione” ma tramite locazione commerciale. Il contratto (6+6), stipulato nel gennaio 2014 da Cesenatico Servizi e prorogato fino al 31 dicembre 2026, prevede un canone che rappresenta una voce importante: la previsione economica 2026 indica ricavi complessivi per 223.142 euro, quasi interamente riconducibili all’affitto (oltre 222 mila euro), con un margine finale positivo di oltre 107 mila euro dopo costi, ammortamenti e quota di spese generali. Si può ricavare qualcosa in più? Secondo il Comune, che non può ignorare l’interesse palesato con grande discrezione da alcuni gruppi alberghieri, probabilmente sì e dunque il bando (con un affitto presumibilmente rialzato) può finire in tutti i modi. I numeri, del resto, fotografano in maniera chiara la sostenibilità dell’attività, ecco perché Cesenatico Servizi ritiene possibile – attraverso un nuovo bando – valorizzare ulteriormente l’asset.

Anche per questo, a gennaio 2026 è stato affidato l’incarico per il progetto di fattibilità tecnico-economica finalizzato alla ristrutturazione edilizia del Bagno Marconi: un passaggio preliminare che segnala la volontà di programmare interventi e investimenti, ora resi più “razionali” dal fatto che le concessioni demaniali – Bolkestein permettendo – coprono un arco lungo fino al 2044. Non si tratta infatti di un restyling marginale, ma di un maxi-progetto di rigenerazione che, dicono i ben informati, trasformerà il “Marconi” nello stabilimento balneare più bello di Cesenatico. Quei lavori, fino a qualche anno fa, avrebbe voluto realizzarli direttamente la famiglia Duca a sue spese (decurtando poi tutti i costi sostenuti dalla quota d’affitto), ma ad oggi sono venute meno le condizioni e dunque si procederà in modo differente.
La partita, però, non si gioca solo sul piano amministrativo ed economico. Sullo sfondo resta un tema che negli ultimi mesi ha appesantito il clima: un contenzioso legato a lavori strutturali che, secondo quanto ricostruito dalle parti, avrebbero dovuto essere svolti dalla Cesenatico Servizi e che non sarebbero mai stati realizzati. Si parla – nella dialettica contrattuale – di una quota indicativa di 20 mila euro a stagione, destinata a manutenzioni straordinarie previste dall’accordo. La famiglia Duca, attraverso il proprio legale, ha inviato alla Cesenatico Servizi una comunicazione formale sostenendo che la mancata esecuzione delle opere avrebbe generato perdite oggettive per l’attività, accompagnando la lettera con una richiesta di risarcimento. Nello specifico, nella lettera inviata alla Partecipata, si precisa che “i danni all’attività” sarebbero “molto più elevati della cifra non versata dall’ente pubblico in questi dodici anni di contratto” (circa 240mila euro).
Cesenatico Servizi, dal canto suo, avrebbe replicato che i lavori non sono stati eseguiti perché in questi anni non sarebbero stati presentati i progetti necessari e che, dovendo le opere essere “concertate” tra le parti, non sarebbe stato possibile procedere unilateralmente in assenza di indicazioni.
In ogni caso, il confronto legale rappresenta un problema, ma non influenzerà in alcun modo la stesura del bando. Un altro tema sono le diciotto mensilità che spetterebbero, per legge, all’attuale gestore in caso di perdita dell’attività: chi si farà carico di questo eventuale “indennizzo”? E’ un tema non marginale ma, come detto, neppure questo condizionerà la gara pubblica.
In questo scenario, la Cooperativa Bagnini, per il momento, resta alla finestra. Simone Battistoni, presidente della cooperativa degli stabilimenti balneari di Cesenatico, riconosce l’impronta lasciata dall’attuale gestione: “In questi anni – spiega – il Bagno Marconi è stato gestito in maniera molto positiva”. E sul bando aggiunge l’auspicio che la procedura possa “andare verso una prosecuzione dell’assegnazione del Bagno Marconi alla famiglia Duca”.
Concessioni fino al 2044, un progetto di fattibilità già avviato e un bando pubblico in arrivo: il Bagno Marconi si prepara a una stagione di scelte. Ma la transizione, tra valorizzazione economica e nodo legale, si annuncia tutt’altro che scontata.
