La Calabria, travolta dal ciclone Henry, potrebbe ritrovarsi – almeno temporaneamente – fuori dal perimetro della direttiva Bolkestein. È questo il senso politico dell’annuncio attribuito al vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: la volontà del governo nazionale di chiedere a Bruxelles una sospensione delle regole europee sulle concessioni balneari per le imprese colpite dall’emergenza. In altre parole: una proroga “motivata”, agganciata ai danni e alla necessità di garantire continuità economica in un comparto fondamentale per il turismo regionale.
Nulla da dire contro la Calabria, anzi: di fronte a eventi straordinari è comprensibile cercare strumenti straordinari. Il punto, però, è un altro e riguarda la coerenza del sistema. Perché se il criterio diventa “deroga per calamità”, allora viene spontaneo ricordare che anche l’Emilia-Romagna è stata ripetutamente colpita da alluvioni, mareggiate e altri eventi estremi, con danni ingenti e territori messi in ginocchio. Eppure, in questi anni, non si è mai visto un tentativo così esplicito di chiedere una sospensione della Bolkestein legata alle calamità.
Forse – viene da pensare – perché non eravamo ancora davvero a ridosso delle scadenze, quando ogni margine diventa prezioso e ogni appiglio politico utile. E qui sta l’amara ironia: la scadenza, formalmente, è ancora lontana abbastanza da far dire (scherzando, ma non troppo) che “statisticamente un’alluvione potrebbe arrivare”. Battute a parte, l’effetto è evidente: un ulteriore elemento si aggiunge al caos Bolkestein, tra proroghe, deroghe, annunci e territori trattati con misure diverse. E l’incertezza, per le imprese, continua a crescere.