Dopo mesi di attese e rinvii, la macchina per il riordino delle concessioni balneari entra finalmente in movimento. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha aperto il tavolo tecnico con gli enti territoriali della Conferenza Unificata Stato-Regioni per mettere a punto il bando-tipo nazionale che dovrà orientare le future gare per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo.
Per il Mit si tratta di un passaggio operativo atteso, destinato a porre le basi per regole più uniformi su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo dichiarato è duplice: da una parte semplificare le procedure amministrative, dall’altra garantire condizioni omogenee tra gli operatori. In una nota, il Ministero ha parlato di “un primo passo concreto” verso un quadro di regole “chiare e uniformi”, ispirato a pragmatismo e buonsenso.
Il lavoro sullo schema di bando-tipo proseguirà nelle prossime settimane e coinvolgerà anche le associazioni di categoria. Il confronto dovrà sciogliere alcuni dei nodi più delicati dell’intera riforma, a partire dai criteri di selezione, dalle modalità di valutazione delle offerte e soprattutto dal tema degli indennizzi per i concessionari uscenti, questione più volte richiamata dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
Il tempo, però, non gioca a favore. Il confronto tecnico avrebbe dovuto prendere il via entro l’11 aprile, ma è partito con una settimana di ritardo. Un rinvio che pesa su un calendario già serrato, considerando che i Comuni dovranno portare a termine le gare entro il 30 giugno 2027, come stabilito dalla legge Salva-infrazioni.
Al tavolo siedono, oltre alle Regioni, anche Upi e Anci, chiamate a rappresentare Province e Comuni, vale a dire i soggetti che dovranno tradurre in pratica le nuove regole. Dal fronte regionale è emersa la disponibilità a collaborare alla definizione del modello, mettendo sul tavolo esperienze e competenze maturate nei diversi territori.
Tra le richieste avanzate dalle Regioni c’è quella di costruire un bando-tipo capace di tenere conto delle differenze tra i vari sistemi balneari locali. A ribadirlo è stata anche l’assessora al Turismo dell’Emilia-Romagna, Roberta Frisoni, che ha chiesto di “valorizzare le peculiarità territoriali e il modello di sviluppo costruito negli anni”. Nello stesso tempo, le amministrazioni regionali chiedono che siano garantite “la continuità del servizio, la qualità dell’offerta turistica e il riconoscimento degli investimenti realizzati dai concessionari uscenti”.
La sfida, ora, sarà trasformare il bando-tipo in uno strumento davvero utile per i Comuni, capace di offrire certezze operative senza cancellare i margini di flessibilità necessari ad adattare le gare alle specificità locali. Per il comparto balneare, alle prese da anni con incertezze normative e rinvii, è un passaggio decisivo. Ma perché il percorso produca effetti concreti, servirà accelerare.