7 Novembre, 2026 Cesenatico

Bandiera rossa, il mare non perdona l’imprudenza

Sabato prossimo prenderà il via il servizio di salvataggio lungo tutta la costa romagnola, garantito in modo continuativo fino al 20 settembre. Un presidio fondamentale, che assicura maggiore sicurezza ai bagnanti e consente interventi che, spesso, salvano vite. Non solo in acqua.

Durante l’estate, nelle giornate al mare, capita di vedere issata la bandiera rossa dai marinai di salvataggio quando le condizioni sono “difficili”; la doppia bandiera rossa quando diventano “pericolose”. A volte il cielo è apparentemente sereno, ma il rischio arriva dal vento, dalle raffiche che spingono al largo o dal moto ondoso in aumento. Situazioni, dunque, di potenziale pericolo.

Eppure molti entrano in acqua lo stesso. Perché sottovalutano il rischio oppure perché pensano: “Tanto c’è il salvataggio”. Un’abitudine diffusa che merita qualche chiarimento.

La bandiera rossa, anzitutto, non vieta per legge l’ingresso in mare. È però un avviso di pericolo. E quel pericolo incide anche sulle modalità di intervento dei marinai di salvataggio, fino a condizionare la scelta di entrare o meno in acqua per soccorrere.

Il servizio di salvataggio, essendo un servizio di pubblica utilità, comporta responsabilità anche penali in caso di negligenza. Ma deve trattarsi, appunto, di negligenza. Il marinaio di salvataggio non è obbligato a mettere a repentaglio la propria vita in condizioni proibitive, come in presenza di doppia bandiera rossa. Non si può pretendere che qualcuno faccia l’eroe per rimediare all’imprudenza altrui.

Il dovere di soccorso esiste, ma ha un limite: la tutela della propria incolumità. In Italia vale l’articolo 593 del Codice penale, sull’omissione di soccorso: chi vede una persona in pericolo deve prestare assistenza o attivare i soccorsi. Un obbligo che vale per tutti, e ancora di più per chi svolge professionalmente un servizio di salvataggio.

Questo significa che il bagnino deve intervenire. Ma non è tenuto a compiere azioni che comportino un pericolo grave e immediato per sé. In concreto, deve attivarsi: valutare se l’intervento diretto sia possibile, utilizzare i mezzi disponibili — rescue board, pattino, moto d’acqua — oppure, se il rischio è eccessivo, allertare immediatamente la Capitaneria di Porto. Non è obbligato a buttarsi in mare se rischia di non tornare. Ma non può voltarsi dall’altra parte.

Nella realtà, i marinai di salvataggio intervengono quasi sempre. Collaborano tra loro, impiegano mezzi adeguati, affrontano condizioni difficili. Lo fanno per professionalità, senso del dovere e responsabilità. Ma lo fanno anche assumendosi un rischio personale.

La bandiera rossa serve proprio a questo: ricordare che, in quelle condizioni, il mare è pericoloso e l’intervento di soccorso diventa più complesso. Non può essere dato per scontato.

C’è poi un altro aspetto, poco noto. In casi specifici, il marinaio di salvataggio può impedire l’ingresso in acqua: ai minorenni non accompagnati, alle persone con evidenti difficoltà psicofisiche o legate all’età, se prive di assistenza, e a chi si trovi in stato di ebbrezza. Non può usare la forza in modo arbitrario, ma può impedire di fatto l’accesso al mare per ragioni di sicurezza. Se non riesce a fermare questi soggetti, deve segnalarlo alle autorità competenti.

Da lì possono derivare anche conseguenze penali, come nel caso dell’abbandono di minore previsto dall’articolo 591 del Codice penale, con aggravanti se sono coinvolti genitori, tutori o familiari.

In definitiva, la bandiera rossa non è un dettaglio da ombrellone. È un confine di prudenza che ogni estate, puntualmente, qualcuno oltrepassa. Poi, però, si pretende che qualcun altro rischi la vita per rimediare.

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