Le Bandiere Verdi dei pediatri assegnate in questi giorni ad alcune località balneari romagnole non sono, è bene ricordarlo, una certificazione ambientale in senso stretto come la Bandiera Blu. Si tratta piuttosto di un riconoscimento attribuito da migliaia di pediatri, coordinati dal professor Italo Farnetani, alle spiagge considerate più adatte ai bambini.
Sul tema specifico della “qualità delle acque di balneazione”, il regolamento della Bandiera Verde non prevede un disciplinare tecnico autonomo, né campionamenti propri o limiti microbiologici indipendenti. I pediatri fanno riferimento ai dati ufficiali delle autorità pubbliche: ordinanze sindacali di balneabilità e rilevazioni delle ARPA regionali. Lo stesso professor Farnetani ha più volte dichiarato alla stampa che, per quanto riguarda la qualità delle acque, il riconoscimento si basa “sulle ordinanze dei sindaci e sulle rilevazioni delle ARPA regionali”.
È una scelta logica: per assegnare una bandiera che indica spiagge e acque di balneazione adatte ai bambini, dati, analisi e ordinanze delle autorità di controllo dovrebbero avere un peso centrale. Soprattutto se si vuole distinguere tra località con acque stabilmente pulite e territori che convivono con criticità ambientali ricorrenti.
Per il cosiddetto “fattore mare”, infatti, vengono considerati elementi come acqua pulita, fondali bassi e degradanti gradualmente, assenza di criticità evidenti per la balneazione dei bambini e sicurezza complessiva dell’arenile.
Ed è proprio su questi punti che le assegnazioni di questi giorni fanno emergere un evidente cortocircuito. Come è stato possibile attribuire la Bandiera Verde a Rimini, Riccione e Cattolica?
Secondo i dati ARPAE relativi alla scorsa estate, a Rimini la balneazione è stata vietata 65 volte con ordinanze firmate dal sindaco: 60 chiusure dovute all’apertura degli scolmatori fognari, con riversamento in mare di acque contaminate, e altre 5 a seguito di analisi di routine risultate oltre i limiti di legge.
A Riccione le chiusure della balneazione sono state complessivamente 18, mentre a Cattolica hanno raggiunto quota 31.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: esiste un limite, un numero massimo di divieti di balneazione o di ordinanze sindacali oltre il quale i pediatri considerano non idonee per i bambini le acque di una località?
Perché se l’acqua pulita è uno dei criteri dichiarati della Bandiera Verde, allora la trasparenza sulle soglie di valutazione diventa indispensabile. Altrimenti il rischio è che il riconoscimento perda credibilità proprio sul punto più delicato: la sicurezza dei bambini in mare.
La VoceRomagnola
RIMINI

RICCIONE

CATTOLICA
