22 Settembre, 2026 Cesenatico

Bara troppo grande e tomba crollata: “E noi oggi dove seppelliamo nostra madre?”

Una differenza di appena dieci centimetri rischia di trasformare un funerale in un “caso”. A Cesenatico la famiglia di Maria Pia Berlati, morta mercoledì scorso a Forlì, denuncia una gestione “rigida e insensibile” degli uffici cimiteriali dopo la mancata tumulazione nella tomba di famiglia.

Il fatto

Maria Pia Berlati muore mercoledì scorso a Forlì, ma tutti i suoi familiari – in primis il figlio Carlo Biondi con la sorella – risiedono da sempre a Cesenatico dove, infatti, in un’ala del cimitero comunale, si trova la cappella di famiglia. 

Dopo la scomparsa, oltre all’emozione per la perdita, cominciano le solite procedure burocratiche, tra cui la preparazione della tomba in attesa della cerimonia funebre, in programma nella giornata di oggi.   

Al momento di aprire il sepolcro, dove riposa anche il marito della donna (morto trent’anni fa), il muratore incaricato si accorge che la bara, per appena dieci centimetri, non entra nel vano previsto: manca lo spazio necessario. 

Lo scontro con gli uffici cimiteriali

Carlo Biondi e la sorella tentano allora una soluzione che, nelle loro intenzioni, avrebbe rispettato le volontà terrene dei due genitori: ottenere l’autorizzazione alla cremazione del padre, così da collocare la sua urna accanto alla bara della consorte.

La richiesta, raccontano, viene però respinta dagli uffici cimiteriali: nella tomba a sei posti restano, infatti, due loculi liberi nella parte alta e, secondo la norma richiamata dal Comune, la salma deve essere per forza collocata lì. 

I figli si adeguano, pur contrari, e autorizzano l’apertura della parte superiore. È durante quei lavori che avviene, però, l’imprevisto: il tetto della cappella crolla e la tomba diventa, di fatto, inagibile.

Riaperto il confronto con l’ufficio cimiteriale, la famiglia – dopo aver nuovamente ricevuto il “no” alla richiesta di cremazione del padre – chiede a questo punto dove seppellire la donna. Dopo varie consultazioni, viene assegnato un loculo “temporaneo” lontano dalla tomba di famiglia, dove le spoglie terrene di Maria Pia Berlati verranno convogliate finché non sarà possibile ripristinare la sua tomba. 

Biondi parla di un “cavillo” che ha innescato una catena di conseguenze: “In un momento così delicato – sostiene – servirebbero buon senso e ascolto. Invece ci siamo scontrati con un diniego ottuso e caparbio che ha complicato tutto, fino a separare i nostri genitori anche dopo la morte”. 

Regole e buon senso

Le regole, certo, esistono e le procedure vanno rispettate. Ma un ufficio cimiteriale non è l’Urp dove si va a segnalare una buca sull’asfalto: è un luogo in cui arrivano persone fragili, scosse, spesso incapaci perfino di trovare le parole giuste nel pieno di un lutto. Per questo, accanto alle norme, dovrebbe esserci sempre una dose di ascolto e di buon senso.

In una cappella privata, con eredi legittimati a decidere sulle spoglie dei propri cari, una soluzione ragionevole – sostengono i familiari – poteva essere individuata senza irrigidirsi su un’interpretazione che, alla fine, ha prodotto l’effetto opposto: complicare tutto. 

E così, mentre una famiglia cercava solo di dare una degna sepoltura alla madre e di riunirla al padre, si è ritrovata a combattere un secondo dolore, fatto di dinieghi, attese e scelte subite. Un cortocircuito burocratico che, in un momento già segnato dalla perdita, ha aggiunto scompenso emotivo e senso di abbandono, lasciando la sensazione di non essere tutelati né nei propri diritti né, soprattutto, nella propria umanità.

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