Non basta più affittare un ombrellone e servire una piadina. La Riviera, negli ultimi anni, ha iniziato a capire che il turismo è cambiato e che il vero prodotto non è più il servizio, ma l’esperienza. Bernard Balestri – ospite del podcast di Art Mbt – lo ha capito in anticipo. Insieme al fratello Leonard ha trasformato il Bagno Adriatico di Cesenatico in qualcosa che va oltre uno stabilimento balneare: un luogo di incontro, musica, eventi e relazioni, capace di parlare ai giovani senza costruzioni artificiali.
Dalle serate diventate virali alle proiezioni sulla spiaggia, fino all’idea di una struttura aperta tutto l’anno, Balestri guarda il turismo con uno sguardo molto pragmatico: meno slogan, più comunità. E soprattutto una convinzione: il futuro si costruisce facendo rete.
Bernard, quando avete capito che la gente non cercava più soltanto un ombrellone?
«Più che un’intuizione è stata una conseguenza naturale. La spiaggia con il bel tempo si presta a tantissime cose: colazioni, musica, incontri, sport, momenti diversi durante tutta la giornata. Abbiamo semplicemente iniziato a guardare quello spazio in modo più ampio. Non solo come un luogo da affittare, ma come un posto da vivere».
Il Bagno Adriatico è diventato un punto di riferimento soprattutto per i giovani. È stata una scelta precisa?
«Forse abbiamo riempito un vuoto. Quando ero ragazzo Cesenatico aveva dancing, discoteche, luoghi di aggregazione. Oggi i ragazzi hanno meno spazi da vivere. Forse abbiamo semplicemente intercettato un bisogno che esisteva già».
I giovani di oggi sono diversi?
«Molto. Noi vivevamo i momenti e poi li raccontavamo. Oggi spesso li si racconta prima ancora di viverli. Si fotografa un piatto prima di assaggiarlo. Prima si comunica agli altri di essere in vacanza, poi – forse – ci si gode la vacanza. Sono dinamiche nuove. Mi auguro soltanto che siano vere e che dietro ci sia comunque felicità autentica».
Cesenatico arriva da stagioni turistiche non semplicissime. Come se ne esce?
«La stagione balneare si sta accorciando troppo e non possiamo continuare a ragionare solo sulle vacanze scolastiche italiane. Dobbiamo intercettare altri flussi: turismo internazionale, sportivo, cicloturismo. Ma soprattutto dobbiamo rendere Cesenatico viva più a lungo».
Cosa significa concretamente?
«Basta anche poco. Se tutti i ristoranti chiudono gli stessi giorni diventa un problema. Servirebbe coordinarsi. Sembra una banalità, ma una città turistica deve essere accogliente sempre, non a intermittenza».
E la parola chiave sembra essere collaborazione.
«Assolutamente. Anche chi ha un marchio forte da solo non basta. Il futuro non lo fanno soltanto i grandi investitori e nemmeno i singoli imprenditori. Serve una strategia condivisa».
Lei ha anche difeso il modello delle piccole strutture familiari…
«Per me è stata una fortuna crescerci dentro. Quelle realtà hanno un’anima. Non sempre conta avere la struttura perfetta. A volte conta l’energia che si respira entrando. Quella dimensione lì può ancora avere un futuro fortissimo».
E tra dieci anni come immagina il Bagno Adriatico?
Sorride.
«Intanto mi auguro che sia ancora il mio Bagno Adriatico. E poi me lo immagino diverso: aperto anche d’inverno, magari a Natale, più completo, capace di adattarsi alle esigenze nuove. Ma soprattutto ancora vivo».
Poi arriva quasi una dichiarazione d’intenti: «Il turismo non è soltanto fare numeri. È creare abitudini, relazioni, motivi per tornare».
Forse è proprio qui il punto. Perché tra social, grandi investimenti e nuove tendenze, Bernard Balestri sembra ricordare una cosa semplice: il futuro della Riviera potrebbe dipendere ancora dalla sua qualità più antica: “Saper accogliere le persone facendole sentire nel posto giusto”.
