La diffusione della foto di Galeazzo Bignami con una maglietta riferita all’esercito israeliano ha provocato un’ondata di reazioni violente sui social, con insulti e minacce che hanno spinto Fratelli d’Italia a interessare la polizia e la Digos. Giorgia Meloni ha condannato con durezza il clima d’odio, mentre gli investigatori stanno passando al vaglio i messaggi più gravi comparsi in rete. Non si tratterebbe di un episodio isolato: già nei mesi scorsi erano emersi casi analoghi, compreso un procedimento nei confronti di un uomo accusato di aver pubblicato frasi pesanti contro Bignami e la sua famiglia.
Il deputato ha richiamato l’attenzione sul livello raggiunto dallo scontro politico, sostenendo che il linguaggio dell’odio stia superando ogni limite.
Sullo sfondo resta anche una questione delicata: la liceità della pubblicazione dell’immagine, scattata in un contesto privato. Secondo il legale, quando un contenuto personale viene sottratto al suo ambito originario e immesso nel circuito pubblico, soprattutto in un clima di forte tensione politica, il rischio è che si trasformi in un detonatore di aggressività. È in questo passaggio, tra invasione della sfera privata e gogna digitale, che il dissenso può rapidamente degenerare in violenza verbale.