La tensione sale attorno al Giro dell’Emilia, in programma sabato 4 ottobre con l’arrivo sul Colle di San Luca. I collettivi bolognesi, riuniti nei Municipi sociali, hanno annunciato una mobilitazione con l’obiettivo dichiarato di bloccare il passaggio della Israel–Premier Tech, ritenuta politicamente indigesta. Nel mirino finiscono anche i patrocini istituzionali: “Chiediamo a Regione e Comune di ritirarli e agli organizzatori di escludere la squadra; in caso contrario, fermeremo la corsa”, si legge nell’appello.
La minaccia ricalca quanto accaduto alla Vuelta 2025, quando migliaia di manifestanti costrinsero gli organizzatori a neutralizzare l’ultima tappa a Madrid, tra feriti e arresti, pur confermando la classifica finale in ossequio ai regolamenti UCI. L’episodio ha acceso un dibattito in Spagna e nel ciclismo internazionale sul rapporto tra sport, sicurezza e libertà di protesta.
Sul piano sportivo, ricordano gli addetti ai lavori, la categoria della corsa e le norme UCI consentono l’invito alla formazione israeliana, come già avvenuto alla Vuelta. Intanto, da Bologna arrivano anche pressioni politiche per un’esclusione, mentre la città si prepara a una giornata ad alto rischio d’ordine pubblico lungo le rampe di San Luca, simbolo della gara emiliana.
Gli organizzatori ribadiscono di attenersi alle regole e di volere garantire lo svolgimento della manifestazione “in sicurezza”. Ma, a dieci giorni dal via, l’ombra di nuove interruzioni aleggia su una delle classiche più attese del calendario italiano.