“Il Comune ha dei problemi, anche seri. All’apparenza i conti sembrano anche in ordine, ma nella realtà…”. Roberto Buda, consigliere d’opposizione ed ex sindaco di Cesenatico, apre così il suo intervento in aula nel Consiglio comunale di giovedì 18 dicembre, dedicato alla approvazione del bilancio di previsione triennale.
Il nodo, per Buda, è che il pareggio si reggerebbe su voci eccezionali: “Chiudono il bilancio a pareggio grazie ad entrate straordinarie, in particolare i 4,5 milioni delle multe dell’autovelox. Provate a togliere 4 milioni e mezzo dal bilancio: ditemi voi come fate a far quadrare i servizi”.
Buda richiama anche la replica dell’assessore Agostini, che avrebbe “ammesso” la fragilità dell’impianto: “Ha detto che se non ci fossero le multe dell’autovelox… dovrebbero ridurre dei servizi di 4 milioni e mezzo. È un’enormità”. E insiste: quei soldi “sono assolutamente straordinari, non ordinari”, legati a ricorsi e contestazioni. “Il bilancio dovrebbe mantenersi su entrate ordinarie, che entrano normalmente, senza bisogno di queste cose…”.
Da qui l’altra stoccata: “Il Comune di Cesenatico, rispetto agli anni in cui amministravamo noi, ha 10 milioni di euro in più all’anno”. Nel conteggio cita “4,5 milioni dell’autovelox”, “circa un milione e mezzo in più” di trasferimenti, “3,5 milioni” di imposta di soggiorno e “mezzo milione” di altre entrate. Iniezioni di denaro importanti che portano inevitabilmente ad una riflessione: “Nonostante abbiano 10 milioni di euro in più l’anno, non si vede nulla di concreto nella città”.
Sul capitolo fiscale l’affondo è diretto: “Potevano ridurre le tasse, soprattutto alle attività produttive che sono in difficoltà. Invece per dieci anni hanno mantenuto sempre al massimo l’IMU”. E ancora: “Hanno tenuto l’imposta di scopo per anni… potevano toglierla, invece l’hanno rivotata e mantenuta”. I ritocchi Irpef? “Sono solo fumo negli occhi, circa un caffè al mese”. Nel frattempo, sostiene, “i servizi non sono migliorati: manutenzione del verde… peggiorata; asfalti… peggiorati. Turismo, cultura, sociale, sicurezza: non si è visto in questi anni un cambio di marcia”.
Buda allarga poi il bersaglio alla visione amministrativa: “In dieci anni non emerge nessuna strategia. La loro strategia è quella di rincorre i bandi o il PNRR: si adattano a quello che c’è in giro”. E contrappone due modelli: “Loro dicono ‘mettere al centro la città pubblica’. Noi diciamo ‘mettere al centro la persona’”. Per Buda, “mettere al centro la persona” non è “assistenzialismo”, ma coinvolgimento: “Vuol dire coinvolgere la gente, costruire la città insieme”. Porta l’esempio di iniziative nate dal basso: “Un gruppo di genitori… il Comune dà il teatro, costi ridotti, loro fanno gruppo, raccolgono fondi e aiutano la scuola: questo è mettere la persona al centro”.
Lo stesso metodo, secondo l’ex sindaco, manca sul PUG: “Decidi le regole dell’urbanistica? Coinvolgi la gente, senti i bisogni”. Invece, accusa, “le regole le decidono dall’alto e poi le impongono” e “il PUG, non a caso, non sta portando nessuna spinta alla riqualificazione”.
Infine, Buda torna sul passato per respingere l’etichetta del “Comune disastrato” lasciato nel 2016: “Dal 2011 al 2016 ci fu un duro conflitto tra Stato e Comuni”. Ricorda “le rigide regole del patto di stabilità” e una scelta rivendicata: “Pagammo 7,3 milioni di arretrati ai fornitori per dare ossigeno a un centinaio di imprese”. Una decisione che, dice, costò anche personalmente: “L’anno dopo ho preso il 30% in meno di indennità, circa 600 euro al mese”.
Poi il “federalismo municipale”: “Lo Stato non ci dava più circa 5 milioni l’anno e dell’IMU più del 70% se lo prende lo Stato”. E soprattutto il fondo di solidarietà: “Nel 2013 abbiamo saputo a novembre quanto ci avrebbero ridato… era praticamente impossibile amministrare”, con trattenute “quattro volte superiori” alle attese. Infine il 2015 e il “riaccertamento straordinario dei residui”: “È emerso un buco nascosto”, per Cesenatico “circa 5 milioni”, diventato “disavanzo tecnico” ripianabile “in trent’anni”.
La chiusura lega ieri e oggi: “Se non ci fosse stata l’IMU delle piattaforme sarebbe stato un problema chiudere i bilanci… e anche adesso, senza i 4,5 milioni dell’autovelox, sarebbe un problema”. E l’auspicio finale: “Mi auguro che questa lettura possa essere condivisa”, per lasciare ai posteri “un pezzo di storia meno propagandistico e più aderente ai fatti”.