22 Settembre, 2026 Cesenatico

Calcio femminile, il super Gatteo Mare rischia la promozione in serie B!

C’è un calcio che non urla ma lavora, che cresce lontano dai riflettori e costruisce risultati con metodo, passione e ostinazione. A Gatteo Mare, tra il vento che arriva dall’Adriatico e campi che sanno ancora di provincia autentica, il calcio femminile è diventato una storia concreta: fatta di allenamenti, sacrifici e di una classifica che oggi parla chiaro.

L’A.S.D. Gatteo Mare Calcio Femminile, impegnata nel campionato di Serie C, sta vivendo una stagione di vertice, frutto di una progettualità capace di unire visione dirigenziale e lavoro quotidiano sul campo. Non è un exploit improvviso, ma il risultato di scelte coerenti e di una comunità sportiva che ha creduto nel proprio percorso.

Di questo, e non solo, parliamo nell’intervista che segue con il presidente Attilio Nicolini e con l’allenatore Andrea Parlani: due voci diverse, un progetto che converge. Quello di una squadra che corre, lotta e sogna, con i piedi sull’erba e lo sguardo rivolto oltre il presente.

Intervista al presidente Attilio Nicolini

Come e quando è nata l’idea di creare una squadra di calcio femminile in un piccolo paese come Gatteo Mare?
«L’idea di creare una squadra di calcio femminile è nata circa sette anni fa, a seguito della chiusura della vicina Virtus San Mauro Mare Femminile. Volevamo offrire la possibilità di continuare a giocare alle ragazze che, in quel momento, si erano ritrovate senza alternative concrete nei dintorni. Ho deciso quindi di sposare questo progetto e fondare una squadra di calcio femminile. All’epoca fu certamente una scommessa, che oggi mi sento di dire sia stata vinta.»

Quando avete avviato il progetto, vi aspettavate di arrivare a competere ai vertici della Serie C, oppure i risultati stanno andando oltre le previsioni iniziali?
«Abbiamo iniziato disputando per diversi anni il campionato di Eccellenza emiliana. Nella stagione 2023/2024, grazie al primo posto, abbiamo conquistato la promozione in Serie C. L’anno successivo abbiamo centrato l’obiettivo che ci eravamo prefissati, cioè la salvezza, arrivata attraverso i play-out.
Quest’anno abbiamo scelto di costruire una rosa più completa, inserendo giocatrici giovani insieme ad atlete che avevano già maturato esperienza in categoria. La squadra è stata allestita con l’idea di stare nelle prime posizioni e, al momento, siamo soddisfatti dell’andamento della stagione.»

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?
«Gli obiettivi sono molteplici. Prima di tutto vogliamo continuare a crescere e a consolidare la nostra realtà. Ci piacerebbe, un giorno, avere un vero settore giovanile femminile: un punto di riferimento per le ragazze e per il territorio. Speriamo che il progetto possa essere sostenuto da persone che credono, come me, in questa realtà e che vogliano aiutarci a investire su di essa». 

Intervista all’allenatore Andrea Parlani

Nel vostro lavoro settimanale, quanto spazio viene dato alla preparazione atletica e quanto alla tattica?
«Nel calcio moderno è difficile scindere i due aspetti: cerchiamo sempre di lavorare in modo integrato. Se dovessi quantificare, dedichiamo circa il 30-40% del tempo alla parte atletica – soprattutto per prevenzione e intensità – e il restante 60-70% alla tattica, sia collettiva che di reparto. In questa stagione, per altro, ho la fortuna di avere al mio fianco la professoressa Aurora De Sanchis che, con le sue competenze in esercitazioni motorie, tecniche e atletiche, garantisce completezza e qualità al lavoro.»

I risultati stanno dimostrando una forte identità di squadra: quanto conta, secondo lei, il lavoro quotidiano rispetto al talento individuale delle giocatrici?
«Il talento può farti vincere una partita, ma è il lavoro quotidiano che ti fa vincere un campionato o ti permette di mantenere una posizione in classifica. La nostra identità nasce dal sacrificio comune: ogni giocatrice mette le proprie qualità individuali a disposizione del sistema. Il talento è un punto di partenza, ma sono la disponibilità al lavoro e la coesione del gruppo a farci superare le difficoltà e, di riflesso, a valorizzare anche le prestazioni delle singole.»

Essere ai vertici della classifica comporta una pressione diversa: come si gestiscono aspettative, entusiasmo e responsabilità in una piccola realtà calcistica?
«In una realtà come la nostra, l’entusiasmo è benzina, non un peso. La pressione si gestisce attraverso la cultura del lavoro: non guardiamo troppo la classifica, ma l’obiettivo del prossimo allenamento. Cerchiamo di proteggere le ragazze dalle aspettative esterne, trasformando la responsabilità in orgoglio per ciò che stiamo costruendo. Essere piccoli non significa non poter pensare in grande: significa dover correre più degli altri, restare con i piedi per terra e goderci il percorso.»

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