Caldo estremo, fabbriche roventi e lavoratori esposti a rischi sempre più concreti. La FIOM-CGIL di Forlì-Cesena proclama uno sciopero territoriale per tutte le giornate indicate da Arpae con il bollino rosso, compresa quella del 1° luglio.
Una decisione che nasce, spiega il sindacato, dalla necessità di mettere al centro la salute di lavoratrici e lavoratori impegnati in capannoni, magazzini, piazzali, linee produttive e reparti dove le temperature elevate, unite all’umidità, possono provocare malori, colpi di calore, infortuni e conseguenze gravi.
Negli ultimi giorni alla FIOM sono arrivate segnalazioni da diverse aziende della provincia. Rsu, Rls, delegate, delegati e dipendenti denunciano situazioni in cui, nonostante il caldo, si continua a lavorare con gli stessi ritmi, gli stessi carichi e gli stessi obiettivi produttivi, senza misure adeguate di prevenzione. In troppe realtà, sottolinea il sindacato, mancano pause aggiuntive, ambienti freschi per il recupero, acqua distribuita in modo costante e una reale rimodulazione delle attività più pesanti.
Il caldo, avverte la FIOM-CGIL, “non può essere considerato un semplice disagio stagionale. È un rischio vero per la sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto per chi svolge mansioni faticose, ripetitive o resta in piedi per ore in ambienti non climatizzati”.
Ancora più delicata è la condizione dei lavoratori fragili, persone con patologie, problemi cardiovascolari o respiratori, terapie farmacologiche o condizioni personali che aumentano la vulnerabilità di fronte alle alte temperature.
Da qui la richiesta alle aziende “di intervenire subito con misure straordinarie: pause retribuite aggiuntive, acqua sempre disponibile, locali climatizzati, riduzione dei ritmi, sospensione delle attività più pesanti nelle ore più calde e coinvolgimento di Rls, Rsu e medico competente. La salute viene prima della produzione e del profitto”, ribadisce il sindacato.
La FIOM chiede anche una legge nazionale chiara, capace di rendere obbligatorie le misure di prevenzione durante le ondate di calore e di garantire il salario quando il lavoro deve fermarsi per tutelare la salute. “Non si lavora a rischio”, conclude il sindacato.