Da diversi mesi, in piazza “Romagna Mia” a Gatteo Mare, si ripete una situazione che nelle medie e grandi città è ormai diventata quasi ordinaria, ma che in una località turistica continua a destare preoccupazione.
Nel vialetto retrostante gli stabilimenti balneari, secondo quanto riferito da alcuni operatori della zona, farebbero tappa con regolarità alcuni adolescenti che, seduti su un muretto all’ombra di una siepe, consumerebbero hashish e sarebbero coinvolti anche in un modesto spaccio al dettaglio.
La scena si presenterebbe in diversi momenti della giornata: al mattino, nel tardo pomeriggio e alla sera. Turisti, famiglie e bambini che attraversano l’area non possono fare a meno di notarla. Le forze dell’ordine sarebbero già state allertate più volte, ma intervenire su fenomeni di questo tipo non è mai semplice. Spesso, infatti, i quantitativi eventualmente rinvenuti sono minimi: pochi grammi, sufficienti per una segnalazione, un sequestro e l’identificazione dei soggetti coinvolti, ma quasi mai abbastanza per incidere davvero sul problema.
Il risultato è un meccanismo faticoso: ore di lavoro tra controlli, verbali, comunicazioni alle famiglie e pratiche amministrative, per arrivare spesso al sequestro di poche dosi e a conseguenze limitate. Intanto il fenomeno resta visibile e continua ad alimentare disagio tra chi vive o lavora nella zona.
La vicenda riapre una riflessione più ampia sul tema delle droghe leggere. In molti Paesi, dagli Stati Uniti al Canada, passando per Germania, Malta, Uruguay, Olanda, Spagna e Portogallo, si è scelto di affrontare la cannabis con modelli diversi da quello italiano, basati su legalizzazione, regolamentazione o tolleranza controllata. L’obiettivo comune è sottrarre almeno una parte del mercato alla criminalità, riducendo il piccolo spaccio e liberando risorse investigative per contrastare traffici più gravi.
La legalizzazione non elimina automaticamente ogni problema, ma in diversi contesti ha prodotto entrate fiscali, nuove attività economiche e un alleggerimento del carico su forze dell’ordine, procure e tribunali. Anche l’ex Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, negli anni scorsi, invitò ad aprire un confronto, osservando come decenni di proibizionismo non fossero riusciti a cancellare il mercato illegale.
Il dibattito resta aperto. Ma se il piccolo spaccio continua a prosperare anche nelle piazze e nei giardini delle località turistiche, forse la domanda non è soltanto come reprimere il fenomeno. È se il modello adottato finora abbia davvero prodotto risultati concreti.
La VoceRomagnola