21 Settembre, 2026 Cesenatico

Caos voli da Phuket, l’odissea di una coppia romagnola tra biglietti spariti e assistenza assente

Il ritorno dalla Thailandia si è trasformato in una vera odissea per una coppia romagnola. Fino al giorno prima della partenza, prevista ieri sera dall’aeroporto di Phuket con arrivo a Roma via Abu Dhabi, il volo risultava regolarmente confermato. Poi, al mattino, è arrivata una mail della compagnia: volo cancellato e riprogrammazione al giorno successivo, questa volta con partenza al mattino.

Un disagio che, almeno inizialmente, sembrava gestibile. Sarebbe saltata la coincidenza da Roma a Bologna e sarebbe stato necessario trascorrere una notte nella capitale, ma Massimo e Francesca, residenti in Romagna, contavano comunque di rientrare a casa il giorno seguente. 

Del resto, dopo quanto accaduto nei giorni precedenti in Medio Oriente, la coppia aveva già messo in conto possibili ritardi o difficoltà nel viaggio di ritorno. Un rientro posticipato di qualche giorno appariva come un’eventualità prevedibile, seppur sgradita.

Quello che non immaginavano, però, era di ritrovarsi intrappolati in un limbo fatto di attese, disorganizzazione e totale assenza di informazioni.

La mattina successiva, quella del nuovo volo, all’aeroporto di Phuket si sono presentate centinaia di persone, tutte convocate per la stessa partenza. Gli addetti della compagnia, senza che fosse chiaro in base a quale criterio, hanno consentito l’imbarco solo ad alcuni passeggeri. Tutti gli altri, pur avendo ricevuto la medesima comunicazione di conferma, sono stati rimandati indietro una volta raggiunta la capienza massima dell’aereo.

Per Massimo e Francesca la situazione si è complicata ulteriormente: la prenotazione di ritorno era addirittura scomparsa dal sistema. Per Etihad, di fatto, non risultavano più. I due sono quindi tornati al proprio alloggio a Phuket, in attesa di aggiornamenti via mail, unico canale attraverso cui arrivavano notizie. Ma per tutta la giornata non è arrivata alcuna comunicazione.

Il giorno seguente hanno deciso di tornare in aeroporto, nella speranza di ottenere informazioni direttamente dal personale. Gli uffici Etihad, però, erano chiusi. Sulle pareti comparivano numeri di telefono dedicati all’assistenza, ma nessuno rispondeva. A quel punto Massimo è riuscito a intercettare un dipendente della compagnia, riconoscendolo dalla divisa, e ha insistito a lungo per avere risposte. Dopo numerosi tentativi, è riuscito a ottenere due posti sul volo del giorno successivo.

Ma, considerata la situazione, la coppia ha preferito non fidarsi di una semplice rassicurazione verbale. Ha chiesto e ottenuto che i nuovi biglietti venissero inviati via mail, così da poter esibire una conferma scritta al momento dell’imbarco. Il giorno dopo, tra due ore di ritardo, una fila interminabile e il caos facilmente prevedibile, Massimo e Francesca sono infine riusciti a salire a bordo.

Dopo circa sei ore di volo, la coppia è arrivata all’aeroporto di Abu Dhabi, dove era previsto lo scalo prima della ripartenza verso Roma. La situazione è apparsa subito chiara: nessun presidio militare visibile, nessun mezzo armato, nessun caccia di scorta all’atterraggio. Lo scalo era quasi deserto, come del resto era lecito aspettarsi, visto il numero molto ridotto di voli in arrivo e in partenza. Dalle ampie vetrate si intravedevano pochi aerei sulla pista.

Una scelta comprensibile da parte delle compagnie aeree, impegnate a preservare i propri velivoli in una fase di forte instabilità. Molti aerei, infatti, risultano bloccati dalla parziale chiusura dello spazio aereo e un eventuale danneggiamento comporterebbe perdite economiche enormi: si tratta, lo ricordiamo, di mezzi dal valore di decine di milioni di euro.

Dopo un’ora e mezza di attesa, la coppia si è imbarcata sul volo diretto a Roma. Anche in questo caso, però, non sono mancati i ritardi: l’aereo è rimasto fermo in pista per altre due ore prima di ricevere il via libera al decollo. Poi, finalmente, la partenza.

Si è così concluso l’ultimo capitolo dell’odissea di Massimo e Francesca che, dopo altre sei ore di volo, sono atterrati a Roma ieri sera mettendo fine a un viaggio di ritorno tutt’altro che semplice. Un rientro segnato da biglietti spariti, telefoni muti e informazioni introvabili.

Una vicenda che, al di là della disavventura personale, lascia aperta una domanda inevitabile: quando il sistema dei trasporti si inceppa, chi tutela davvero i passeggeri?

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