7 Novembre, 2026 Cesenatico

Capitale della cultura “diffusa”: occasione preziosa anche per Cesenatico

La candidatura congiunta di Forlì e Cesena a Capitale italiana della cultura 2028 non è soltanto un progetto ambizioso per due città capofila, ma rappresenta soprattutto un cambio di paradigma: quello della cultura come rete territoriale. Ed è proprio in questa visione diffusa che si apre una prospettiva concreta e promettente anche per Cesenatico, realtà che – per storia, identità e vocazione turistica – può giocare un ruolo centrale nel mosaico romagnolo.

L’idea di una capitale non più racchiusa entro confini amministrativi ma estesa “dal mare alla montagna” (come ha spiegato oggi il sindaco di Forlì Zattini) segna una svolta culturale prima ancora che organizzativa. In questo schema, Cesenatico non è comprimaria, bensì snodo naturale tra costa ed entroterra, ponte tra tradizione marinara, patrimonio artistico e capacità ricettiva. Per dirla in maniera un po’ prosaica, è il luogo dove la narrazione culturale della Romagna incontra il suo affaccio sul mondo.

Il lavoro preparatorio raccontato dagli amministratori — centinaia di incontri, decine di Comuni coinvolti, progettazioni condivise — dimostra che la candidatura non è una vetrina effimera ma un processo già in atto. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante: anche se il titolo non dovesse arrivare, almeno sulla carta, la rete costruita resterà. Per territori come Cesenatico significa entrare stabilmente in un circuito progettuale più ampio, con ricadute su eventi, turismo culturale, investimenti e visibilità.

La vera forza di questa candidatura sta infatti nell’aver superato campanilismi storici, trasformando la collaborazione in metodo. In passato le sinergie romagnole sono state spesso evocate più che realizzate; oggi sembrano invece prendere forma concreta. In questo contesto, Cesenatico può diventare laboratorio di sperimentazione culturale sul mare, affiancando alle tradizionali attrazioni balneari una programmazione artistica e identitaria capace di allungare la stagione turistica e qualificare l’offerta.

Sostenere questa candidatura, dunque, non è solo un atto di tifo territoriale: è una scelta strategica. Perché se la Romagna vince, vince anche Cesenatico. Ma soprattutto, se la Romagna impara davvero a fare sistema, il risultato più importante sarà già stato raggiunto prima ancora del verdetto finale.

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