22 Settembre, 2026 Cesenatico

Capitale italiana della cultura 2028, secondo noi finirà così

Il verdetto del 18 marzo sulla Capitale italiana della cultura 2028 arriva al termine di una selezione che ha lasciato in corsa dieci finaliste, in rigoroso ordine alfabetico: Anagni, Ancona, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì-Cesena, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia. 

Le audizioni pubbliche si sono svolte a Roma il 26 e 27 febbraio 2026, con un format molto netto: 30 minuti di presentazione e 30 di confronto con la giuria. Alla città vincitrice andrà anche il contributo ministeriale da 1 milione di euro per realizzare il dossier.

Quest’anno, però, la sensazione è che il titolo non premierà soltanto la bellezza del patrimonio o il peso simbolico del nome, ma soprattutto la solidità del progetto, la sua sostenibilità amministrativa e la capacità di trasformare la cultura in una politica pubblica duratura. È il criterio che molti osservatori hanno colto dopo le audizioni: meno “città-vetrina”, più “città-sistema”.

Sono ammessi gli scongiuri più ruspanti ma, dentro questo schema Forlì-Cesena appare – sulla carta – tra le candidature più forti. Il dossier romagnolo, costruito insieme a un’area larga che coinvolge decine di comuni, viene descritto come quello con la maggiore massa critica: un impianto organizzativo molto robusto, un budget da 17,6 milioni coperto al 90%, una narrazione territoriale forte, anche alla luce della ricostruzione post-alluvione. Non è un caso che alcune analisi lo indichino come il profilo più solido sul piano esecutivo.

La vera alternativa, però, potrebbe essere Colle di Val d’Elsa. È forse la candidatura più originale dal punto di vista del metodo: secondo diverse letture, ha presentato il dossier finanziariamente più “blindato”, con il 56% dei fondi già deliberato e un impianto amministrativo pensato come modello replicabile anche per altri Comuni italiani. In un’edizione che sembra premiare la governance, Colle può essere la sorpresa.

Subito dietro si colloca Ancona, che unisce ambizione internazionale e rigenerazione urbana. Il suo progetto insiste sul ruolo di porta dell’Adriatico e dei Balcani, con un piano di trasformazione urbana da 123 milioni di euro e una marcata attenzione all’accessibilità culturale. È la candidatura che più facilmente può sparigliare i pronostici, perché tiene insieme visione geopolitica e investimenti.

Più defilate, ma non fuori dai giochi, Catania e Sarzana. Catania ha il dossier forse più forte sul piano sociale, con la cultura letta come risposta concreta alla dispersione scolastica e come leva di riscatto urbano; Sarzana, invece, parte da un brand culturale già riconoscibile come il Festival della Mente e da una proposta di turismo consapevole, sostenuta da 70 milioni di interventi strutturali.

La nostra classifica, oggi, è questa:

1. Forlì-Cesena

2. Colle di Val d’Elsa

3. Ancona

4. Catania

5. Sarzana

6. Tarquinia

7. Gravina in Puglia

8. Mirabella Eclano

9. Massa

10. Anagni

È un pronostico, naturalmente, non una soffiata: ma se la giuria premierà affidabilità e capacità di lasciare un’eredità amministrativa oltre l’anno di titolo, il duello più credibile sembra davvero quello tra Forlì e Colle di Val d’Elsa, con Ancona nel ruolo di outsider più pericolosa. 

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