La crisi nello Stretto di Hormuz si traduce in un conto sempre più salato per imprese e famiglie. Con i carburanti self service in Emilia-Romagna vicini ai 2 euro al litro e la proroga del taglio delle accise prevista, al momento, solo fino al 22 maggio, il settore dei trasporti è il primo a subire l’urto dei rincari.
In questo scenario, Forlì-Cesena emerge come una delle province più esposte. Secondo l’Ufficio Studi di Confartigianato Emilia-Romagna, il territorio conta 950 imprese nel trasporto merci, il numero più alto della Romagna: di queste, 701 sono artigiane, pari al 73,8%. Un dato che colloca la provincia al terzo posto regionale per tasso di artigianalità del comparto.
La forte presenza di micro e piccole imprese rende il sistema locale particolarmente vulnerabile: ogni aumento del gasolio incide subito sui margini, già ridotti, degli autotrasportatori. Anche sul fronte occupazionale il peso è rilevante: nel trasporto merci il 48,6% degli addetti lavora in aziende artigiane, terza quota più alta in regione.
Il quadro è ancora più marcato nel trasporto persone. Forlì-Cesena conta 110 imprese tra taxi, Ncc e linee, con una quota artigiana dell’84,5%, quarta in Emilia-Romagna. Gli addetti artigiani rappresentano il 44,9% del totale provinciale, secondo dato regionale.
Ma l’allarme non riguarda solo camionisti e conducenti. L’aumento dei carburanti rischia di propagarsi lungo tutte le filiere produttive, dall’agroalimentare all’edilizia fino al turismo. Nel Forlivese-Cesenate sono 6.321 le imprese artigiane esposte alla crisi, pari al 56% dell’artigianato provinciale, con 14.016 addetti potenzialmente coinvolti.
A pesare sono anche i rincari delle materie prime, dai fertilizzanti ai metalli, che alimentano l’incertezza per costruzioni, meccanica e manifattura. Lo scenario resta fragile: anche in caso di cessazione delle ostilità, serviranno mesi per normalizzare le infrastrutture energetiche.