Il “caro materiali” continua a mordere e, dietro le cifre nazionali, c’è un’Emilia Romagna che vede nubi scure su strade, scuole, ospedali. Secondo la rilevazione dell’Ance, sono quasi 13mila i cantieri italiani privi di clausole di adeguamento prezzi, per un valore vicino ai 91 miliardi di euro. Una fetta importante di queste opere è concentrata nella dorsale padana, dove la regione emiliano-romagnola è snodo della logistica e dei collegamenti fra Nord e Centro.
Qui la crescita dei costi di acciaio, cemento ed energia ha eroso in pochi mesi i margini delle imprese che hanno vinto gare prima dell’esplosione dell’inflazione. Senza un meccanismo automatico di revisione, molti contratti sono ormai economicamente insostenibili: o si rinegoziano, o l’unica strada è la sospensione dei lavori. Ne risentono manutenzioni stradali, messa in sicurezza di ponti e viadotti, nuove scuole e palestre finanziate con fondi nazionali ed europei.
L’Emilia Romagna, che negli ultimi anni ha puntato sulla rigenerazione urbana e sul potenziamento del trasporto pubblico, rischia così un brusco rallentamento. Tramvie, nodi ferroviari e piste ciclabili sono spesso frutto di progetti avviati tempo fa, con prezzi base lontani da quelli attuali. Per i comuni medi e piccoli, già schiacciati dal caro-bollette e dalla scarsità di personale tecnico, farsi carico dei maggiori oneri senza coperture dedicate è semplicemente impossibile.
Il nodo è nella tempistica delle riforme. Il nuovo Codice degli appalti introduce strumenti più moderni per l’aggiornamento dei listini, ma larga parte dei lavori oggi in corso è stata aggiudicata con le regole precedenti. Senza un intervento transitorio chiaro, capace di riconoscere gli extracosti maturati, le imprese potrebbero abbandonare i cantieri più critici o rinunciare alle prossime gare, riducendo la concorrenza e alzando ulteriormente i prezzi.
Per l’Emilia Romagna il rischio non è solo contabile. Ogni cantiere che si ferma significa un quartiere che aspetta una scuola antisismica, un ospedale che rinvia un ampliamento, un territorio che rimanda opere di prevenzione idrogeologica proprio mentre il clima moltiplica gli eventi estremi. Il messaggio dei costruttori è netto: senza clausole “salva-costi” strutturali, la regione rischia di vedere il proprio futuro infrastrutturale bloccato da contratti scritti ai prezzi di un’altra epoca.