Il caso Alfiero Moretti è approdato ieri sera in Consiglio comunale. A sollevare la questione è stato Fabio Bandieri, capogruppo della lista civica di centrodestra, che ha presentato un question time rivolto all’Amministrazione. Va ricordato che Bandieri fu l’unico consigliere comunale a votare contro la collocazione della Caritas all’interno del convento dei frati Cappuccini, sollevando già allora perplessità sulla scelta di concentrare quel servizio in pieno centro.
«La prima cosa che chiediamo è lo stato dell’arte delle indagini – ha detto Bandieri –. Gli autori dell’aggressione sono stati identificati? Sono stati denunciati? Sono stati sottoposti a provvedimenti o sono ancora a piede libero? Vogliamo sapere che cosa può riferire il Comune, naturalmente senza interferire con il lavoro della magistratura».
Il consigliere ha chiesto chiarimenti anche sulle misure di sicurezza che potrebbero essere adottate nell’area della Caritas. «Ci risulta che in questi giorni si stia parlando di inferriate e di nuove protezioni – ha aggiunto –. Vorremmo capire se esiste già un progetto, quali interventi siano stati concordati con la Caritas e in quali tempi verranno realizzati».
Il passaggio più duro del question time ha riguardato però la reazione politica dell’Amministrazione. «Al di là dell’autopsia e delle conclusioni dell’inchiesta – ha affermato Bandieri – il fatto in sé resta di una gravità inaudita. Un uomo disabile, senza una gamba e costretto su una carrozzina, è stato selvaggiamente aggredito nel centro di Cesenatico. Che venga accertato oppure no un nesso tra il pestaggio e la morte, quella violenza non diventa meno grave».
«Non possiamo far passare il messaggio – ha proseguito – che tutto dipenda soltanto dalle risultanze medico-legali. Anche se l’autopsia dovesse escludere un collegamento diretto con il decesso, resta un’aggressione brutale ai danni di una persona fragile. Questo avrebbe meritato una condanna politica molto più forte».
Bandieri ha quindi accusato il sindaco di avere mantenuto un profilo troppo basso. «Abbiamo letto un comunicato in cui si parlava soprattutto di malore e si invitava, giustamente, a non arrivare a conclusioni affrettate. Ma è mancata una parola altrettanto netta sulla gravità dell’aggressione. Perché? Perché su Alfiero Moretti la voce dell’Amministrazione è stata così debole?».
Il capogruppo dei civici ha poi richiamato alcune vicende avvenute a Bologna e Modena. «Quando un cittadino tunisino è morto dopo un intervento delle forze dell’ordine, il sindaco Lepore e il Partito Democratico hanno espresso subito indignazione e chiesto giustizia, prima ancora che la dinamica fosse completamente chiarita. Il sindaco Gozzoli ha anche espresso solidarietà a quella posizione. Non abbiamo visto la stessa forza – ha aggiunto – per il capotreno di 34 anni ucciso mentre tornava dal lavoro, né per la donna morta dopo una lunga agonia nel Modenese. Non chiediamo processi mediatici e non vogliamo alimentare odio. Chiediamo soltanto coerenza».
«La dignità di una vittima – ha concluso Bandieri – non può dipendere dalla sua nazionalità, da quella dell’aggressore o dalla convenienza politica. Tutte le vittime meritano la stessa indignazione, la stessa vicinanza e la stessa richiesta di verità».