Zarrelli, cosa non vi è piaciuto del post satirico del Maré?
“Direi tutto: tempi, forma e contenuti”.
Si spieghi meglio…
“Dopo gli scontri politici su Gaza e Flottiglia viviamo in un clima avvelenato. Uscire adesso con un post del genere vuole dire soffiare sotto il braciere della polemica”.
La difesa della satira politica non la convince?
“La satira è spesso la foglia di fico dietro cui si nascondono le brutte figure. Ho dato un’occhiata alla pagina social del Maré e non mi pare che sia la loro abituale grammatica comunicativa. Non ho visto, ad esempio, altri post ‘satirici’ contro la sinistra. Eppure la satira ha, per definizione, un linguaggio bipartisan e trasversale. Anche per questo, dietro a quel post, noi ci vediamo un chiaro messaggio politico”.
Dunque, una cosa seria…
“Mah, noi abbiamo il senso della misura, ci mancherebbe ma, quando si sceglie la strada della polemica pubblica, bisogna poi anche essere disposti a pagarne le conseguenze. Quindi oggi noi ci poniamo una domanda, ovvero: il Maré avrebbe fatto lo stesso post se al Governo ci fosse stata la sinistra? Io penso di no”.
Quindi conferma l’embargo al locale?
“Sono le azioni e le parole che definiscono l’identità di un locale e mi pare che sia stato il Maré, con questa uscita infelice, a mettere le cose in chiaro e ad iscriversi ad honorem nell’albo dei circoli della sinistra. Ognuno, come sempre, farà quel che crede, ma dispiace che luoghi che, da sempre, sono ‘di tutti’, si trasformino in cenacoli politici in cui fare propaganda”.