L’Emilia-Romagna rafforza l’assistenza alle persone che soffrono di cefalea cronica, una patologia spesso liquidata come un semplice mal di testa ma che, nelle forme più gravi, può condizionare in modo pesante la vita quotidiana, il lavoro, lo studio e le relazioni sociali. La Regione ha ottenuto un finanziamento ministeriale di 841mila euro e avvia ora un nuovo progetto dedicato alla presa in carico dei pazienti, con percorsi più chiari, una rete sanitaria organizzata e un portale pensato sia per i cittadini sia per i professionisti.
Il cuore del progetto si chiama “Emicare”, una piattaforma regionale che metterà a disposizione informazioni, linee guida, documenti clinici e una mappa dei centri cefalee presenti sul territorio. L’obiettivo è aiutare chi soffre di questa patologia a orientarsi meglio, evitando ritardi nella diagnosi, accessi impropri e il ricorso eccessivo all’automedicazione.
«È un gran bel passo in avanti – ha spiegato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi – perché la cefalea, il mal di testa ordinariamente definito, è un problema ancora sottovalutato, tanto che solo pochi anni fa è stato riconosciuto come malattia sociale». Fabi ha ricordato anche come si tratti di una sindrome dolorosa di cui spesso non si conoscono le origini e che può portare molte persone a utilizzare analgesici in modo non corretto.
I numeri confermano l’importanza del tema. Secondo i dati regionali, quasi sette emiliano-romagnoli su dieci hanno sofferto di cefalea almeno una volta nella vita, mentre il 4% della popolazione convive con forme croniche. Sono oltre 10mila le persone già seguite dai centri specialistici regionali.
La nuova rete sarà organizzata su tre livelli. Il primo coinvolgerà i medici di famiglia, che possono trattare con successo circa il 90% dei casi. Il secondo sarà rappresentato dai centri specialistici provinciali. Il terzo, riservato alle situazioni più complesse e resistenti alle terapie, farà riferimento ai centri di Parma, Modena, Bologna e Ravenna.
Un modello che punta a rendere più uniforme l’assistenza in tutta la regione, accompagnando il paziente dal primo inquadramento fino alle cure più avanzate. «Questa è una scelta fondamentale che abbiamo compiuto insieme alle associazioni dei pazienti – ha concluso Fabi – ed è un vero passo avanti nella qualità delle cure».