22 Settembre, 2026 Cesenatico

Cervia, Missiroli si difende: “Accuse strumentali nella separazione”

La partita giudiziaria che riguarda Mattia Missiroli, sindaco dimissionario di Cervia, entra in una fase decisiva. Lunedì è attesa la discussione davanti al Tribunale della Libertà sull’appello relativo alle misure cautelari: la Procura di Ravenna continua a sostenere la richiesta di custodia in carcere, già respinta dal giudice per le indagini preliminari, mentre la difesa contrattacca con una memoria dai toni duri.

Secondo l’impianto accusatorio, Missiroli – indagato per presunti maltrattamenti – avrebbe messo in atto nel tempo comportamenti violenti, fisici e psicologici, nei confronti della moglie. L’indagine sarebbe scattata nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, quando la donna si è presentata al pronto soccorso di Ravenna riferendo di essere stata spinta durante una lite e di essersi ferita al braccio urtando contro uno stipite. Da lì, come previsto dal “Codice rosso”, sarebbe partita la notizia di reato e, successivamente, la donna avrebbe raccontato una serie di episodi collocati nell’arco di molti anni, allegando anche materiale video e fotografico.

La versione fornita dalla difesa, affidata all’avvocato Ermanno Cicognani, punta invece a ribaltare la prospettiva. Nel documento, la moglie viene descritta come “motivata” a dichiarare il falso e il presunto movente indicato sarebbe economico: l’ipotesi è che il procedimento penale venga utilizzato per rafforzare la posizione nella separazione, sul versante civilistico.

Tra i punti evidenziati, la difesa richiama le diverse ricostruzioni rese nell’immediatezza dell’accesso in ospedale, sostenendo che, nel giro di poche ore, la gravità dei fatti sarebbe stata progressivamente “aumentata” nelle annotazioni. Vengono citati anche elementi ritenuti anomali nel comportamento successivo alle dimissioni dall’ospedale, oltre a episodi del passato che, a detta dei legali, sarebbero stati raccontati in modo non uniforme, con successivi ridimensionamenti.

Nel mirino finiscono inoltre foto e video consegnati agli inquirenti: la difesa sostiene che i metadati di alcuni file indicherebbero una creazione successiva e quindi la possibilità di manipolazioni. Contestata anche l’interpretazione di un GPS installato sull’auto, che l’accusa leggerebbe come controllo mentre per la difesa avrebbe funzione antifurto. Quanto ai figli, sentiti in modalità protetta, nel documento si parla di un clima conflittuale con “provocazioni reciproche”, senza quella “sistematicità” che, secondo i legali, sarebbe necessaria per configurare il reato contestato.

La Procura, però, mantiene la linea dura e torna a chiedere la misura più afflittiva. Sarà ora il Tribunale della Libertà a valutare se confermare il no al carcere o accogliere la richiesta degli inquirenti.

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