Nel pomeriggio dell’8 ottobre i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Cesena hanno bloccato in centro storico due uomini, 31 e 24 anni, sorpresi con circa 60 grammi di cocaina già suddivisa in un centinaio di dosi e 650 euro in contanti. La perquisizione è stata estesa alla struttura dove alloggiavano sulla costa; sequestrato tutto il materiale. Per entrambi è scattato l’arresto in flagranza e, il giorno dopo, la convalida con misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana in caserma. La presunzione di innocenza vale fino a sentenza definitiva, ma la fotografia è chiara: parliamo dell’ennesimo tassello di una rete che rifornisce Cesena e la Riviera con manovalanza fresca, spesso senza precedenti penali.
Il copione, denunciano investigatori e operatori sociali, è noto: piccoli broker che si muovono su tratte brevi, dosi confezionate, pagamenti in contanti o via app. La reale catena di comando resta più in alto, mentre i fermati — incensurati — finiscono in un binario di misure non detentive. In molti casi, alla fine del procedimento, l’esito è l’espulsione o il reimpatrio amministrativo: provvedimenti che allontanano l’individuo, ma non scalfiscono l’organizzazione che lo ha reclutato, pronta a sostituirlo in poche ore.
Qui sta il punto dolente: un sistema che alterna controlli efficaci a sanzioni poco incisive per chi è al primo “giro”, dentro un quadro normativo che privilegia misure alternative alla custodia cautelare e affida alla procedura di espulsione l’ultima parola. Così la domanda resta alta — soprattutto nei weekend sulla costa — e l’offerta si riorganizza, contando sulla scarsa deterrenza e su tempi processuali lunghi.
Non basta arrestare “i due di turno”: serve un salto di qualità. Più indagini patrimoniali per risalire ai finanziatori, coordinamento tra Procure e Questure delle province romagnole, interdittive sugli immobili usati come basi logistiche, controlli fiscali sui flussi di denaro e, in parallelo, interventi seri sulla domanda (prevenzione, riduzione del danno, trattamento). Finché il circuito resterà questo — fermo restando i diritti di difesa e la legalità delle procedure — a cambiare saranno solo i nomi, non il copione.