Il mare è fuori fuoco, ma i volti no. Fides Galbucci guarda l’obiettivo con una durezza quasi di sfida; accanto a lei, in abiti estivi, Giuseppe Prezzolini e Benedetto Croce.
Sappiamo oggi che lo scatto è datato: Cesenatico, pomeriggio del 22 agosto 1913. Non è una fotografia “ufficiale”, e proprio per questo vale: trattiene il momento in cui, per un’ora o forse per un’ora soltanto, la provincia romagnola diventa crocevia nazionale.
Prezzolini, allora trentunenne, è il fondatore e direttore de “La Voce”, la rivista fiorentina che vuole riformare il Paese discutendo scuola, morale pubblica, letteratura.
Croce, quarantasettenne, è già un’autorità del pensiero liberale, storico e filosofo capace di orientare il dibattito culturale ben oltre Napoli. Serra – critico cesenate vicino all’ambiente vociano – li frequenta; Croce, inoltre, soggiorna in quei giorni a Cesena e le cronache locali ricordano la sua partenza dopo un lungo periodo di permanenza in albergo (una presenza che, in Romagna, fa “notizia”).
Ma l’istantanea porta anche un segreto. In quelle settimane l’amore tra Serra e Fides è al culmine e, al tempo stesso, alla fine: per lei sono già fissate le nozze con Aldo Omiccioli, celebrate di lì a poco, il 4 settembre. Chi guarda la foto dopo aver letto le lettere capisce il “disagio” di cui parlano gli studiosi: non c’è la spensieratezza della cartolina, c’è piuttosto la coscienza di essere esposti.
È qui che la fotografia diventa filologia: mette insieme un intreccio di reti (La Voce, l’orbita crociana, il gruppo cesenate) e un nodo biografico (Fides, Serra, la scelta del matrimonio). E, retrospettivamente, una scia di tragedia: la compagna di Croce, Angelina “Nella” Zampanelli, morirà poche settimane dopo; Serra cadrà in guerra nel 1915; Fides avrà una vita erratica e infelice. In un’unica cornice, Cesenatico conserva il lampo di ciò che stava per spezzarsi.