Il calendario Challenger 2026 riparte forte e, nel pacchetto dei primi appuntamenti, l’Italia aggiunge una casella che vale più di una semplice “new entry”: Cesenatico. Un evento indoor (non così frequente nel nostro Paese) collocato in una finestra appetitosa, subito dopo l’Australian swing, quando tanti giocatori cercano punti e ritmo senza attraversare mezzo mondo.
Il plus, però, ha nome e cognome: Carlos Bernardes. Per oltre trent’anni è stato “la voce” e lo sguardo dall’alto di alcuni dei match più pesanti del tennis: certificazione Gold (il livello più alto ITF), oltre 8.000 incontri diretti e finali nei palcoscenici maggiori, dagli US Open a Wimbledon, fino alle ATP Finals.

Nel 2024 ha chiuso la carriera sul seggiolone alle Davis Cup Finals a Málaga, congedandosi da uno dei ruoli più esposti e delicati dello sport.
Ora riparte da Cesenatico, portando in dote due cose che in un Challenger pesano: credibilità e metodo. Chi ha vissuto il Tour sa quanto contino organizzazione, gestione delle situazioni calde, rapporto con giocatori e coach. Bernardes non deve impararlo: l’ha allenato per una vita.
E c’è anche un legame “di casa”: da anni vive in provincia di Bergamo, in Italia, dove è diventato un volto familiare per l’ambiente. In sintesi: Cesenatico non annuncia solo un torneo. Annuncia un progetto che vuole stare al livello delle richieste di oggi, con un direttore che quel livello l’ha arbitrato, letteralmente, dall’alto.

